18 luglio 1998


Comunicato stampa
L/ROM/23 ter


DISCORSO DEL SEGRETARIO GENERALE DELL'ONU KOFI ANNAN
ALLA CERIMONIA CONCLUSIVA DELLA CONFERENZA DIPLOMATICA
PER LA CREAZIONE DI UNA CORTE PENALE INTERNAZIONALE
(Roma, Campidoglio - Sala degli Orazi e Curiazi)

Vostre Eccellenze,
Signore e signori,

Questo è un autentico momento storico.
Duemila anni fa uno dei figli più famosi di questa città, Marco Tullio Cicerone, dichiarò che "quando la parola e' alle armi, il diritto tace".

Il risultato di ciò che stiamo facendo qui oggi consiste nella vera speranza che questa affermazione possa essere meno vera in futuro di quanto lo sia stata in passato.

Fino ad ora, quando i potenti commettevano crimini contro l'umanità, sapevano di non poter essere portati in giudizio da alcuna Corte terrena finchè fossero rimasti al potere.

Persino una volta giudicati - come fortunatamente furono alcuni dei peggiori criminali di guerra nel 1945 e come altri sono portati a giudizio ora dai Tribunali dell'Aja e di Arusha - hanno potuto ribadire che tutto questo stava accadendo soltanto perchè altri si erano dimostrati più potenti e perciò nella posizione di ergersi al di sopra di essi, giudicandoli.

Le sentenze intese a sostenere i diritti dei deboli e degli indifesi possono essere impugnate come "giustizia dei vincitori".

Tali accuse possono essere mosse, anche se ingiustamente,  fintanto che si creano tribunali ad hoc per trattare crimini commessi in conflitti specifici o da regimi specifici - una procedura che sembra sottindere che gli stessi crimini, commessi da persone differenti, o in tempi e luoghi differenti, resterebbero impuniti.

Ora finalmente, grazie al duro lavoro compiuto nelle ultime cinque settimane - e, in verita', anche molti mesi prima - dagli Stati partecipanti a questa Conferenza, avremo una Corte Permanente a giudicare coloro accusati dei piu' gravi crimini che coinvolgono  l'intera comunita' internazionale: genocidio, crimini contro l'umanita' e crimini di guerra.

Altri crimini potranno essere inclusi in futuro, ogni volta e dovunque essi vengano commessi. Il crimine di aggressione e' gia' menzionato nello Statuto.
Per le Nazioni Unite, questa decisione ha un significato speciale. Non dimentichiamo mai che la nostra Organizzazione trae le sue origini dalla lotta mondiale contro i regimi che furono colpevoli di stermini di dimensioni spaventose. E sfortunatamente assai troppo recentemente abbiamo avuto a che fare, in Ruanda e in Bosnia Erzegovina, con nuovi crimini,  della stessa orrenda natura se non proprio delle stesse dimensioni.

Con l'adozione di questo Statuto, i partecipanti alla Conferenza hanno superato molti problemi legali e politici che hanno mantenuto questa questione all'ordine del giorno delle Nazioni Unite per tutto il corso della storia dell'Organizzazione.
Non c'è dubbio che molti di noi avrebbero voluto una Corte investita di ben più ampi poteri, ma questo non dovrebbe condurci a minimizzare la svolta che avete raggiunto. La istituzione di una Corte è ancora un dono di speranza alle generazioni future ed un gigantesco passo in avanti nella marcia verso i diritti umani universali e lo stato di diritto.

E' una conquista che soltanto pochi anni fa nessuno avrebbe ritenuto possibile.

E' per questo che mi da profondo piacere essere qui di persona ad affidare alla vostra custodia l'Atto Finale della Conferenza dei Plenipotenziari delle Nazioni Unite per la istituzione di una Corte Penale Internazionale; e a trasmettervi lo Statuto adottato ieri. Da oggi lo Statuto porterà il nome di questa Città Eterna, rendendo omaggio al popolo di Roma e dell'Italia, che hanno ospitato questa Conferenza, e al loro Governo, infaticabile nel lavorare per il successo della Conferenza.

Ieri lo Statuto è stato aperto alle firme. Alcuni Stati hanno già firmato ed altri lo firmeranno nel corso di questa cerimonia. Resterà nelle vostre mani fino al 17 ottobre 1998. Poi lo avro' in custodia io in qualità di Segretario Generale a New York, dove restera' aperto a ulteriori firme fino al 31 dicembre 2000.

Spero vivamente che per quella scadenza una ampia maggioranza di Stati membri dell'ONU avranno firmato e ratificato lo Statuto, così da permettere alla Corte di avere indiscutibile autorità e la più vasta competenza possibile.
 

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