

Signor Segretario generale,
Illustri Colleghi,
Signori Rappresentanti,
Un intenso, tenace, paziente negoziato si e' concluso, sul filo del tempo, con l'approvazione dell'Atto Finale e con l'apertura alla firma dello Statuto di Roma della nuova Corte Penale Internazionale. L'Italia e' ben lieta di aver ospitato un evento cosi' importante per la definizione delle regole che debbono reggere la comunita' internazionale e degli strumenti in grado di garantirne l'applicazione. Il Governo e la citta' di Roma sono altresi' lieti di offrire la solennita' di questi luoghi per celebrare la conclusione della Conferenza.
Non c'e' chi non percepisca. Non c'e' chi non comprenda le attese dell'opinione pubblica internazionale, che si affollano intorno a queste mura antiche e che, grazie alla saggezza e alla lungimiranza di voi tutti, dei paesi che rappresentate, non andranno deluse. Il successo non sarebbe stato possibile senza la spinta proveniente altresi' dalle societa' civili dei nostri paesi, espressa dalle Organizzazioni non governative che con tanta passione hanno assecondato l'opera dei governi.
Inevitabilmente, il negoziato si e' confermato difficile, talvolta anche aspro. Era largamente prevedibile. Lo Statuto della corte introduce innovazioni di grande spessore nei rapporti tra gli Stati, incide sulle loro prerogative sovrane, realizza un nuovo rapporto tra giurisdizioni nazionali e giurisdizione internazionale. Integra quella Carta dei diritti che, a cinquant'anni dalla sua approvazione, resta uno dei momenti culminanti nella storia delle Nazioni Unite. E che tuttavia, grazie alla Corte, acquista una credibilita' ancora maggiore.
Tutti i paesi hanno concorso all'elaborazione dello Statuto. Anche quelli che si sono dichiarati non disponibili a sottoscriverlo.Possiamo anche comprenderne le ragioni. Ma auspichiamo fortemente che una piu' meditata valutazione del modo di essere ed operare della Corte li induca, in un futuro non troppo lontano, ad una diversa considerazione e quindi ad aderire alla nuova istituzione.
Non tutto quello che alcuni di noi avevano sperato si ritrova nello Statuto. Conseguenza inevitabile, in un esercizio cosi' complesso, portato avanti da un numero cosi' vasto di paesi, inteso a raccogliere i piu' larghi consensi, premessa di succeso per l'avvenire. Credo si debba, tuttavia, riconoscere alla Corte Internazionale che si sta istituendo oggi, qui a Roma, caratteri di efficacia, indipendenza, autorevolezza commisurati ai compiti che la attendono.
Non pecchiamo di ottimismo se diciamo che la Corte ci aiutera' a sentirci piu' sicuri dei nostri diritti individuali, rendendo meno precaria la coesistenza dei popoli, meno frequente il ricorso all'arbitrio e alla violenza su vasta scala. Segnera', in altri termini, un avanzamento, morale oltre che politico, della societa' internazionale.
Vorrei dunque esprimere gratitudine per il lavoro delle Delegazioni; per l'atteggiamento costruttivo dei Governi; per l'impegno delle Nazioni Unite ed in particolare del suo Segretario generale Kofi Annan, che ringrazio di essere qui presente; per l'ospitalita' del Sindaco Rutelli.
Con questi sentimenti ricevo oggi in custodia per tre mesi l'Atto Finale della Conferenza ed il Testo dello statuto di Roma, che ora io firmo e che invito i presenti che ne abbiano potere a firmare.