

Prendendo la parola ieri sera al Comitato Plenario della Conferenza, Corell ha sottolineato che se non sará approvata entro breve tempo una soluzione alle questioni di fondo ancora pendenti, sará difficile arrivare ad una bozza di statuto presentabile entro il termine che era stato previsto, la fine di questa settimana.
Richiamandosi all=impegno notevole delle delegazioni che si sono prodigate con grande dedizione nei lavori della Conferenza, Corell ha rilevato che questo impegno viene oggettivamente ostacolato dalle posizioni molto rigide assunte da talune delegazioni: Asicuramente - ha detto il rappresentante del Segretario Generale dell==ONU - le delegazioni devono avere buoni motivi nazionali per insistere sulle loro posizioni negoziali. Tuttavia, questa conferenza ha il dovere di allestire una istituzione internazionale che serva a tutto il mondo. Ció significa che le posizioni nazionali devono essere armonizzate nell=interesse di obiettivi comuni. E questo impone uno sforzo deciso per arrivare al consenso@.
Il Comitato Plenario, prima di avviare il dibattito sul testo della proposta preparato dall=Ufficio della propria presidenza, si è congratulato dell=iniziativa che l=Ufficio stesso aveva preso ieri, andando oltre le sue mansioni. Tuttavia alcune delegazioni si sono rammaricate per il fatto che l=Ufficio non ha tenuto conto delle loro proposte che non trovano rispondenza nel testo presentato, e in particolare relativamente all=Articolo 5, sui crimini attinenti alla competenza della Corte.
Numerose delegazioni fra cui quella dell=Unione Europea e del Movimento dei Paesi non Allineati, hanno inoltre reclamato per il fatto che la proposta dell=Ufficio non contempla il crimine di aggressione, insieme ai crimini di genocidio, dei crimini contro l=umanitá, e dei crimini di guerra. Queste delegazioni hanno espresso la speranza che anche il crimine di aggressione figurerá nell=Atto Finale o in una risoluzione aggiuntiva. Poiché tutti i paesi componenti il Movimento dei Non Allineati sono favorevoli all=inserimento del crimine di aggressione nella bozza di trattato, e considerando che essi costituiscono la maggioranza dei paesi membri dell=ONU, è stato obiettato che non è corretto escludere il crimine di aggressione dalla bozza di testo in discussione.
Nella seconda sessione dei lavori di ieri, cominciata alle ore 15:00 e sospesa alle ore 22:40, diversi dei 79 oratori hanno proposto emendamenti di compromesso cercando di venire incontro all=appello di Corell, e una posizione analoga era stata chiesta in mattinata dal Presidente del Comitato Plenario, Philippe Kirsch. In questo contesto c=è stato anche chi ha rilevato che la ricerca di un compromesso è un=impresa squisitamente politica che difficilmente puó essere perseguita da giuristi, i quali si preoccupano prevalentemente degli aspetti giuridici e di principio delle questioni in discussione.
Man mano che i lavori si prolungavano nella notte, sono andati aumentando gli appelli perché il realismo prevalesse sull=idealismo, con ripetuti appelli alla flessibilitá.
Un=altra forma di flessibilitá intesa al raggiungimento del compromesso per il consenso è stata proposta sulla terminologia da applicare: nel caso dell=Articolo 6, sui poteri di giurisdizione (che contempla il deferimento alla Corte da parte di Stati, da parte del Consiglio di Sicurezza ai sensi del Capitolo VII dello Statuto dell=ONU, e da parte del Procuratore in forza dei suoi poteri di autonomia nell=apertura di inchiesta), sono state presentate proposte intese a sostituire le parole AConsiglio di Sicurezza@con AOrgani Primari delle Nazioni Unite@ in modo da includervi l=Assemblea Generale.
Un punto sul quale alcune delegazioni hanno avuto modo di esprimere energicamente il loro pensiero è stata la non inclusione delle armi nucleari nell=elenco degli armamenti da vietare perché provocano lesioni o sofferenze inutili ed indiscriminate, @in violazione del diritto umanitario internazionale@. Ma una possibilitá di successivo inserimento di altri armamenti nell=elenco degli armamenti da vietare è stata individuata in quel capoverso che cita Aarmi o sistemi d=arma passibili di ricadere sotto un divieto globale, da sottoporre al giudizio dell= Assemblea degli stati partecipanti@.
Divergenze di opinione continuano a manifestarsi sul ruolo del Consiglio di Sicurezza e sul ruolo del Procuratore: la questione chiave nella quale è da identificare uno degli intoppi piú difficili della Conferenza è quella del potere di iniziativa autonoma del Procuratore. Diversi oratori che hanno sostenuto la necessitá dell=indipendenza di un Procuratore che sia dotato di poteri forti hanno peraltro rilevato che la bozza di statuto contempla giá salvaguardie e garanzie sufficienti, che consistono nella fase istruttoria, per cui non ne dovrebbero essere necessarie altre.
In questo senso si è pronunciata anche la Delegazione Italiana, secondo la quale, qualora il Procuratore della Corte dovesse avviare iniziative di parte, l=Assemblea degli Stati partecipanti potrebbe sempre avocare a sé l=istanza.
Si è comunque riscontrata una maggioranza di delegazioni favorevoli ad una revisione dell=Articolo 16 della bozza relativo alle decisioni preliminari sull=ammissibilitá delle denuncie, poiché la procedura prevista è troppo complessa.
Altro punto di contrasto emerso dai lavori di ieri sera è quello sui capoversi C e D dell=Articolo 5 quater, relativo ai crimini di guerra: si tratta dei conflitti armati di carattere non internazionale. Talune delegazioni hanno sostenuto che non è da accettare l=introduzione di un nuovo capoverso, che era stata proposta per limitare l=applicazione dell=Articolo, poiché ne resterebbero esclusi i conflitti fra gruppi armati organizzati. E= stato fatto l=esempio delle milizie somale con le quali si è scontrata l=operazione umanitaria delle Nazione Unite in Somalia.
Nei lavori della sessione pomeridiana e notturna del Comitato Plenario sono intervenute le delegazioni di: Svezia, Trinidad e Tobago, Giamaica, Nuova Zelanda, Giappone, Paesi Bassi, Belgio, Azerbaigian, Turchia, Sud Africa, Iran, Siria, Cuba, Colombia, Giordania, Russia, Thailandia, Camerun, Brasile, Sudan, Polonia, Australia, Messico, Austria, Egitto, Lesotho, Sierra Leone, Grecia, Nigeria, Italia, Tunisia, Burundi, Uganda, Israele, Afghanistan, Algeria, Indonesia, Argentina, Finlandia, Venezuela, Sri Lanka, Tanzania, Liechtenstein, Pakistan, Qatar, Filippine, Lituania, Etiopia, Iraq, Canada, Danimarca, Mozambico, Nicaragua, Portogallo, Ungheria, Estonia, Namibia, Romania, Swaziland, Isole Solomone, Irlanda, Madagascar, Botswana, Norvegia, Libia, Angola, Congo, Cile, Oman, Peru, Malta, Slovenia, Zimbabwe, Bangladesh, Costa Rica, Bolivia, Andorra, Bosnia-Erzegovina, Slovacchia, Lettonia.
Nella sessione del Comitato Plenario del 14 luglio 1998, è previsto,
nel pomeriggio, un intervento del Ministro degli Esteri italiano, Lamberto
Dini.