18 giugno 1998


Comunicato stampa
L/ROM/13

8a sessione (pomeriggio)

CONCLUSO IL DIBATTITO GENERALE DELLA CONFERENZA DIPLOMATICA DELL'ONU
PER UNA CORTE PENALE INTERNAZIONALE
Si lavorerà a porte chiuse per uno statuto - I risultati entro il 17 luglio

Dopo quattro giorni di serrato dibattito generale, e l'intervento di oltre 150 oratori, si e' chiusa la prima parte della Conferenza diplomatica dei plenipontenziari delle Nazioni Unite sulla istituzione di una Corte Penale Internazionale, ospitata nel palazzo della FAO a Roma.

Il dibattito e' stato ricco di interventi appassionati, ed ha evidenziato il comune intento di non lasciare impuniti i crimini piu' gravi contro l' umanita' che hanno macchiato questo secolo, nell'intento di preparare un mondo migliore per il secolo venturo; ma i lavori della Conferenza hanno messo in luce anche notevoli contrasti sulla indipendenza giurisdizionale della istituenda Corte.

In particolare, le posizioni contrastanti si possono, grosso modo, raggruppare secondo schieramenti piu' o meno interessati alla dipendenza o autonomia della operativita' della Corte dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU e/o dal consenso degli stati.

Non ci sono contrasti sul principio della complementarieta' che prevede l'inizio della giurisdizione della Corte la' dove viene meno la capacita' giuridica degli stati. Tuttavia e' la definizione di questa complementarieta' su cui c'e' da lavorare per raggiungere il consenso: manca per ora l'unanimita' sulla necessita' del consenso preliminare degli stati per consentire alla Corte di avocare a se' la competenza su un crimine da giudicare.

Il consenso si registra anche sul riconoscimento della giurisdizione della Corte sui crimini di genocidio, contro l'umanita' e di guerra: rimane aperto il dibattito, invece, sulla opportunita' di aggiungere a questa lista altre fattispecie, quali il crimine di aggressione il terrorismo, il traffico di stupefacenti, ed altri.

Non e' nemmeno stato definito in modo coerente il potere di avviare le inchieste e le istruttorie, e tanto meno il rinvio a giudizio, su iniziativa autonoma della procura della Corte, oppure solo previo incarico conferito dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU o da stati in deroga alla propria giurisdizione.

Il dibattito e' particolarmente incisivo sulla questione del rapporto di stretto collegamento o di indipendenza con il Consiglio di Sicurezza: in generale si registra la preferenza dei paesi non allineati e della maggior parte dei paesi europei per un regime di autonomia pressoche' totale della Corte, mentre fra le potenze che sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza si e' evidenziata la tendenza a mantenere sotto controllo l'iniziativa giudiziaria della Corte.

Nel concludere stasera i lavori, il Presidente della Conferenza Giovanni Conso ha commentato che il dibattito e' stato ricco di idee; e' una ricchezza che costringera' ad un lavoro serrato la seconda fase della Conferenza, che si svolgera' a porte chiuse e dovra' concludersi possibilmente entro il 17 luglio, con la finalizzazione della bozza di statuto della Corte.

Il dibattito generale e' stato concluso dall'intervento di Hans Corell, rappresentate del Segretario Generale dell"ONU: nonostante le divergenze, che l'oratore ha ammesso, la cosa piu' importante e' che parta di qui un messaggio chiaro su un impegno autentico della comunita' internazionale, inteso a dare vita alla Corte Penale Internazionale.

La iniziale diversita' di opinioni era ampiamente prevedibile se non scontata, ha concluso Corell, ma l'importante e' il senso di fiducia, di determinazione e di responsabilita' che fin d'ora emerge dai lavori di questa Conferenza.
 

FRANK JENSEN (Danimarca)

La complementarità rispetto ai sistemi nazionali è un aspetto essenziale. La Corte non dovrebbe sovrapporsi ai sistemi nazionali, ma dovrebbe intervenire solo nel caso in cui queste non potessero o non volessero agire.

Nella giurisdizione della Corte dovrebbero rientrare il genocidio, i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e l'aggressione, senza il quale lo statuto della Corte sarebbe incompleto.
Lo stupro ed altri crimini sessuali commessi nel corso di conflitti armati dovrebbero essere definiti in maniera precisa ed inseriti esplicitamente nel novero dei crimini di guerra compresi nello statuto della Corte. In questo elenco dovrebbe essere compreso anche il reclutamento in gruppi o nelle forze armate di minori al di sotto dei 18 anni di età. Gli Stati che ratificheranno il trattato dovrebbero riconoscere la giurisdizione della Corte su tutti i crimini compresi nello Statuto, e non scegliere a seconda dei casi.

Il ricorso alla corte dovrebbe essere consentito agli Stati partecipanti, al Consiglio di Sicurezza quando questo agisca sulla base del Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite. Il Procuratore dovrebbe essere dotato della possibilità di agire d'ufficio sulla base di informazioni ottenute da fonti alternative tra cui anche le ONG.  L'indipendenza della Corte dovrebbe essere tutelata dalle indebite ingerenze che potrebbero essere esercitate dagli Stati e dal Consiglio di Sicurezza. Il suo statuto dovrebbe prevedere l'applicazione di tutti i principali strumenti a tutela della correttezza del processo in tutti gli stadi del procedimento. La futura Corte dovrebbe sviluppare delle strette relazioni con le Nazioni Unite, ma non dovrebbe essere finanziata tramite il bilancio ordinario dell'Organizzazione.
 

WALEED SADI (Giordania)

E' riprovevole che la comunita' internazionale sembri aver perduto di vista il semplice obiettivo di creare un organo di dissuasione credibile per coloro che intendono commettere crimini di guerra, crimini contro l'umanita' e crimini di genocidio. E' un obiettivo che oggi alcuni legano a questioni politiche. Occorre innanzitutto pensare ai crimini e al risarcimento e a cio' che accade durante conflitti internazionali o interni. La Giordania ritiene che la condizione preliminare per la creazione di una Corte indipendente sia il potere d'ufficio di cui deve avvalersi il procuratore. Pertanto il meccanismo di consenso degli Stati previsto attualmente potrebbe compromettere il buon funzionamento della Corte. Per quel che riguarda la controversia sulle riserve, la Giordania tiene a ricordare che una giurisprudenza nasce nel momento in cui in una convenzione o un trattato vengono inserite riserve giuridiche. Quanto alla pena di morte, la Giordania non puo' che esprimere la propria preoccupazione di fronte al tentativo di alcune delegazioni di scegliere dalle Convenzioni di Ginevra cio' che deve essere o non essere incluso nello statuto della corte. Rispetto ai rapporti tra il Consiglio di Sicurezza e la Corte in materia di reati d'aggressione, sara' opportuno lasciare per ultima la definizione del reato d'aggressione, concentrandosi soltanto sulle dimensioni umane di tale aggressione.
 

PETER CHKHEIDZE (Georgia)
 
 "Il tentativo di smembrare la Georgia, la pulizia etnica dei nostri compatrioti dell'Abkhazia e l'espulsione di centinaia di migliaia di cittadini dalle loro case indica chiaramente l'urgente necessità di un meccanismo che sia in grado non solo di perseguire i colpevoli, ma possa anche servire da deterrente contro possibili conflagrazioni future."

La Georgia ritiene che la futura Corte dovrà essere competente per il genocidio, i crimini commessi nel corso delle guerre civili e fra stati, i crimini contro l'ìumanità e l'aggressione. Nel sostenere il principio della complementarità quale mezzo per determinare il ruolo della Corte, La Georgia ritiene che questo non dovrebbe venire ridotto a un meccanismo residuale per dispensare giustizia. di intervenire nei casi in cui i tribunali nazionali siano inefficaci o non esistano più. La Georgia è inoltre favorevole al fatto che il Consiglio di Sicurezza possa sottoporre delle questioni alla Corte, fermo restando che il Procuratore debba essere indipendente e possa iniziare un procedimento su richiesta di uno Stato partecipante.
 

CARMEL AGIUS (Malta)

La Corte dovrà essere sottratta alle interferenze di carattere politico. Per questa ragione, il Procuratore potrà operare senza necessità di richiedere preventivamente il consenso degli Stati. Per quel che concerne l'aggressione, Malta ritiene che essa debba venire inserita nello Statuto della Corte nel caso in cui venga trovata una formula adeguata.
Malta ritiene inoltre che, anche se il principio della complementarità deve rimanere uno degli aspetti caratterizzanti della giurisdizione della Corte, solo la Corte possa giudicare sulla propria competenza in merito a questioni di ammissibilità o di mancanza di volontà dei sistemi nazionali a procedere nei casi che ricadano sotto la sua giurisdizione.
Sebbene il ruolo del Consiglio di Sicurezza debba essere garantito, è necessario che la Corte possa operare senza influenze indebite da parte del Consiglio stesso. Gli Stati firmatari dovranno avere l'obbligo di cooperare con la Corte e questo punto dovrà essere adeguatamente chiarito.
 

JADRANKO PRLIC (Ministro degli esteri, Bosnia-Erzegovina)

 Alla luce della tragica esperienza vissuta di recente dal paese, il governo della Bosnia-Erzegovina auspica che la ragion d'essere di una Corte Penale Internazionale sia quella di impedire il ripetersi di azioni di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanita'.In altre parole, essa costringera' con fermezza le parti in conflitto a risolvere le loro questioni con mezzi pacifici e attraverso il dialogo politico.

 La futura Corte deve essere giusta e efficace e il suo statuto dovra' riflettere i principi fondamentali enunciati dalla Carta delle Nazioni Unite e dai vigenti strumenti internazionali inerenti alla tutela dei diritti umani. Lo statuto della futura Corte dovra' ugualmente garantire la cooperazione degli Stati, l'indipendenza del budget, l'adesione universale allo statuto e giustizia per le donne. La Bosnia-Erzegovina non si augura che la Corte funzioni secondo la volonta' delle potenze vincitrici, ne' una Corte che dia una risposta a ondate occasionali di crimini commessi di tanto in tanto. E' vitale istituire una giurisdizione forte, dotata di tutti gli attributi necessari a garantirne la credibilita', l'indipendenza e l'imparzialita' per un processo equo e il diritto alla difesa.
 

V. USHAKOV (Vice-ministro degli esteri della Federazione di Russia)

La Corte Penale Internazionale dovra' essere un organo dotato di autorita' e garante di equita'; non dovra' mai essere oggetto di manipolazioni politiche. La Corte dovra' essere universale, ed essere competente sui crimini di genocidio, di guerra e contro l'umanita', nonche' sugli atti terrorismo piu' gravi, ma dovra' giudicare anche sui crimini a carattere sessuale.
La Corte dovra' integrare, e non sostituire i sistemi giudiziari nazionali. La giurisdizione della Corte dovra' fondarsi sulla denuncia degli stati o su una decisione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il procuratore dovra' essere indipendente.
La Federazione di Russia afferma che la Corte  potra' essere un'entita' vitale solo a condizione che la sua istituzione non nasca nel vuoto. Bisogna pertanto che la Corte non sia istituita in contrapposizione al Consiglio di Sicurezza, poiche' se la Corte non operera' in stretto contatto con il Consiglio di Sicurezza sara' destinata al fallimento.
Bisogna inoltre distinguere le competenze obbligatorie da quelle facoltative della Corte: in caso di decisione del Consiglio di Sicurezza e di crimini di genocidio, la Corte dovra' avere obbligatoriamente giurisdizione; negli altri casi, la Corte dovra' godere  del consenso degli stati, prima di intervenire.
 

DIDIER OPERTITI BADAN,  (Uruguay)

Dovrà essere trovato un modo per armonizzare i differenti sistemi giuridici, così da garantire la complementarità della Corte.  Per evitare contrasti con i sistemi giuridici nazionali, dovranno essere chiaramente definite le competenze della Corte. Un altro punto chiave che dovrà essere discusso è quello del rapporto fra la Corte e le Nazioni Unite, e in particolare il Consiglio di Sicurezza. I due organismi dovranno rispettare ciascuno le competenze dell'altro. Particolare attenzione, inoltre, dovrà essere rivolta al ruolo del Procuratore.
 

JEAN DORNEVAL, (Haiti)

La Corte deve essere indipendente ed imparziale.  Una indipendenza che non consiste solamente nella libertà dei magistrati ma anche nel proteggere l'istituzione contro ogni influenza esterna. Una imparzialità che non limiterebbe giudizi e condanne a subalterni e cittadini degli Stati più piccoli, ma renderebbe giustizia a tutti senza distinzione ed esclusione.  Potranno presentare denunce alla Corte gli Stati firmatari, il procuratore ed il Consiglio di Sicurezza.  E' tuttavia necessario che una sezione istruttoria controlli l'operato del procuratore. Lo stesso dicasi per ciò che riguarda il Consiglio di Sicurezza, che potrà ricorrere alla Corte solo quei casi che rientrino nell'ambito dell'articolo 39 dello Statuto.
 

YEAD AL-ADMI (Iraq)

Il progetto di statuto della futura Corte Penale Internazionale deve insistere sulla sua indipendenza al fine di garantire la sua credibilita'.  E'chiaro che le sanzioni imposte a l'Iraq si applicano a tutta una generazione e questo costituisce un autentico genocidio.  Per rafforzare la fiducia e la credibilita'della Corte, occorrera' definire con chiarezza il principio di complementarita'. I crimini di guerra dovranno comprendere anche il ricorso alle armi di sterminio e a quelle nucleari.
 

MOHAMED AL BADRI (Yemen)

La Corte dovrà essere indipendente e fondata sul principio della complementarità. Le pene dovranno essere commisurate ai crimini commessi. Come regola generale, dovrebbero poter dissuadere dallo svolgimento delle attività criminali e, per questo, lo Yemen auspica che sia prevista la pena capitale. Per quel che concerne il Procuratore, lo Yemen ritiene che egli debba essere indipendente, ma che il suo operato debba essere sottoposto al vaglio degli organi competenti della Corte. Riguardo al Consiglio di Sicurezza, infine, esso non dovrà interferire con le attività della Corte che dovrà, a propria volta, rispettare quanto previsto dai testi e dagli strumenti internazionali nell'ambito dello Statuto delle Nazioni Unite.
 

NATALYA DRUZD (Bielorussia)

 La Bielorussia è a favore dell'inclusione del crimine di aggressione nello statuto della Corte. Riteniamo parimenti essenziale il principio di complementarità, onde favorire l'intervento della Corte nei casi in cui le giurisdizioni nazionali non esistano più o siano inefficienti. Secondo la Bielorussia, dovrà esistere un legame molto strettofra la Corte ed il Consiglio di Sicurezza. Il Procuratore dovrà avere il potere di iniziare un provvedimento d'ufficio, ma dovrà tenere nella debita considerazione il principio della complementarità. L'universalità della Corte, infine, potrà a nostro avviso essere garantita nel caso in cui il suo finanziamento venga assicurato tramite il bilancio ordinario delle Nazioni Unite.
 

MYRNA Y.KLEOPAS (Cipro)

 Non bisogna dimenticare che i beneficiari dei buoni risultati di una conferenza sono le persone che hanno riposto fiducia nella comunita' internazionale affinche' essa ponga termine alle loro sofferenze. Cipro ha sempre appoggiato la creazione di una Corte Penale Internazionale perche' il rispetto universale dei valori umanitari costituisce una condizione preliminare alla preminenza della giustizia e della pace universale. Cipro auspica l'indipendenza della Corte e del suo Procuratore. Ritiene inoltre che la lista dei crimini debba comprendere tutti i reati piu' gravi previsti dal diritto internazionale. Per quel che concerne il reato d'aggressione, Cipro e' dell'avviso che la sua esclusione privera' la Corte di una delle sue funzioni essenziali e costituera' un'ingiustizia nei confronti delle vittime. Cipro ritiene che sia opportuno includere tra i crimini di guerra anche quelli politici mirati al cambiamento degli assetti demografici, allo spostamento o espulsione o  trasferimento, all'interno o all'esterno, di una parte della popolazione. Cipro e' vittima di una forza d'occupazione e non potra' che appoggiare le altre vittime di questi crimini, dovunque essi vengano commessi.
 

ABDULLAH BIN KHALID AL-KHALIFA (Bahrein)

 Il Bahrein auspica una Corte indipendente da ogni influenza politica che potrebbe mettere in pericolo la sua imparzialità.  Il procuratore deve essere indipendente e dotato di potere ben definito in base al progetto di statuto.  Per quanto riguarda l'estradizione, il progetto di statuto non dovrebbe prevedere i termini "trasferimento" o "cessione", ma piuttosto il termine "estradizione".  La Conferenza diplomatica dovrà arrivare a creare una corte veramente indipendente, giusta, imparziale ed efficace, allo scopo di garantire il mantenimento della pace e la sicurezza internazionale.
 

PIERRE  NZE (Ministro della giustizia del Congo)

Non devono restare impuniti i colpevoli dei crimini commessi in Bosnia, nel Ruanda e nel Congo: e' necessario che la Comunita' internazionale si pronunci sul caso del Congo che ha appena vissuto un genocidio. Questo dovere non dovrebbe incombere solo alle istituzioni nazionali, poiche' una sanzione della comunita' internazionale avrebbe il requisito della neutralita'.
Il Congo e' favorevole all'istituzione della Corte Penale Internazionale, la cui competenza non dovra' limitarsi ai crimini fondamentali, ma essere ampliata al terrorismo.
La Corte dovra' essere adita dagli stati firmatari dello statuto e dal Consiglio di Sicurezza. Poiche' l'autonomia di iniziativa non puo' realizzarsi se la Corte non sara' indipendente dal potere politico, e' necessario che questa indipendenza sia garantita dallo statuto.
Per risparmiare alla Corte le lungaggini che caratterizzano i tribunali internazionali, bisogna che essa goda di autonomia finanziaria, e che essa provveda al risarcimento delle vittime.
 

ANTERO EVERDOSA ALBERTO ABREU (Angola)

La futura Corte Penale Internazionale deve beneficiare delle garanzie di indipendenza ed imparzialita'.  L'Angola rifiuta di condizionare l'avvio dell'istruttoria e del rinvio a giudizio al veto e alle decisioni del Consiglio di Sicurezza ed alla volonta'degli Stati sul cui territorio i crimini sono stati commessi o dai quali gli imputati provengono.
Questo menomerebbe la credibilita'della Corte. Il procuratore non puo', sia durante l'inchiesta sui crimini, sia durante l'azione penale, vedere la propria iniziativa limitata, condizionata o paralizzata da qualunque interferenza.  L'Angola difende, come questione di principio, l'inclusione dell'aggressione, chiaramente definito sulla lista dei crimini assegnati alla competenza della nuova Corte. Inoltre, l'Angola rifiuta la proposta di inserire la pena di morte tra le pene applicabili.
 

FERDINAND NYABENDA (Burundi)

Nel tentativo di raggiungere la riconciliazione nazionale ed una pace duratura, il Burundi si e' trovato davanti ad una realta' drammatica: l'ideologia del genocidio. Il Burundi e' convinto che la negazione della giustizia, o il suo ritardo, comporti l'impunita', che incentiva il crimine. Il silenzio o la lentezza nel riconoscere o condannare il genocidio del 1993 in Burundi ha portato allo sterminio, su scala piu' grande, dei tutsi in Ruanda, l'anno successivo.
Nell'accogliere con entusiasmo il progetto di istituire una Corte Penale Internazionaole, il Burundi non ritiene incompatibile la istituzione di un tribunale penale internazionale per il Burundi. Altrimenti, la Comunita' internazionale dovrebbe almeno estendere la competenza del tribunale penale internazionale di Arusha per il Ruanda  anche ai crimini di genocidio perpetrati nel Burundi nel 1993.
L'istituenda Corte Penale Internazionale dovra' essere indipendente, forte ed imparziale, con un collegamento necessario con le Nazioni Unite, con la garanzia di un accordo speciale che garantisca l'universalita' e l'autorita' della Corte. Il Burundi e' favorevole alla complementarita' della Corte con le giurisdizioni nazionali, ma resta del parere che gli stati debbano mantenere la responsabilita' primaria nel perseguire i fatti criminosi. Ma secondo il Burundi nessuno Stato dovrebbe poter arrogarsi il diritto di non riconoscere la competenza della Corte, la quale dovrebbe autodeterminare il proprio potere di intervento.

CARLOS LARREA-DAVILA, (Ecuador)

La futura Corte Penale Internazionale dovrà esercitare la sua competenza su genocidio, crimini di guerra, crimini contro l'umanità e gravi violazioni dei diritti dell'uomo.  Per quanto riguarda l'aggressione, l'Ecuador ritiene che, per giungere ad un accordo, bisognerebbe precisarne la definizione. La futura Corte deve avere una competenza universale per evitare di ricorrere al consenso di uno Stato.  Essa deve essere complementare alle giurisdizioni nazionali.  Il progetto di statuto deve garantire la sua indipendenza e la sua imparzialità. Il procuratore deve essere indipendente e dotato della facoltà di ricorrere alla
Corte con una procedura d'ufficio.  L'Ecuador si oppone all'inclusione della pena di morte nel progetto di statuto.  I principi fondamentali di diritto penale devono essere rispettati nel progetto di statuto. La volontà politica degli Stati deve essere manifestata da tutti, nel rispetto della sovranità nazionale.

MOTHUSI NKGOWE, (Botswana)

Lo statuto della Corte Penale Internazionale che questa Conferenza dovrà adottare deve trasmettere il chiaro messaggio che i responabili di genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità saranno ritenuti individualmente responsabili dei propri atti. La Corte dovrà essere imparziale, giusta ed efficace e la sua azione dovrà esere complementare a quella dei tribunali nazionali. Per il Botswana dovrebbe essere consentito al Consiglio di Sicurezza di presentare denunce alla Corte. Queste denunce, tuttavia, non dovranno manifestare le esitazioni che hanno spesso caratterizato l'azione del Consiglio. I Membri del Consiglio potranno deferire alla Corte dei casi a titolo individuale, senza che gli altri Membri possano intervenire. Le questioni sottoposte al vaglio della Corte non potranno essere soggette al diritto di veto. Il Procuratore, a propria volta, potrà avere la facoltà di dare inizio a procedimenti d'ufficio. Queste iniziative, tuttavia, non dovranno violare il principio della complementarità.
 

RENE NOVELLA (Monaco)

La giustizia, e in particolare quella internazionale, e' per tradizione uno dei valori sacri al Principato di Monaco. Il principe Alberto I condusse apertamente una campagna in favore del capitano Dreyfus quando l'omonimo affare divideva la Francia. Nel 1903 egli fondo' a Monaco l'Istituto Internazionale della Pace, incaricato di risolvere i contenziosi attraverso la concertazione prima che degenerino in conflitti armati. In seguito la Commissione medico-giuridica internazionale fu istituita per elaborare uno statuto dei medici in caso di conflitto armato. Dall'inizio del suo regno, il principe Ranieri III ha operato non soltanto per la difesa dei diritti umani, ma anche per la protezione della fauna e della flora e per la tutela dell'ambiente. Monaco riafferma la propria volonta' di partecipare alla istituzione di una Corte penale Internazionale e di operare in favore della repressione dei crimini internazionali.
 

VINCENT KIRABOYAMARIA (Uganda)

Il mio paese approva la istituzione di una Corte Penale Internazionale indipendente accessibile a tutti senza eccezioni.  La Corte deve avere competenza su i crimini di genocidio, i crimini di guerra, i crimini contro l'umanita' e i crimini d'aggressione. Non dovrebbe fare alcuna distinzione tra i confitti interni e quelli internazionali per quanto riguarda i crimini di guerra. La Corte non deve sostituire le giurisdizioni nazionali, sarebbe una falsa partenza.
La Corte deve avere un ruolo complementare. L'Uganda riconosce che il Consiglio di Sicurezza ha un ruolo importante ai sensi del Capitolo VII dello Statuto dell'ONU, ma ritiene che sia necessario correggere certi squilibri e certe incoerenze. Si dovrebbe trovare un consenso per definire in maniera costruttiva il ruolo di questa istanza nel quadro del'operativita'  della Corte.

MARIA PIA GARAVAGLIA (Presidente della federazione Internazionale delle societa' della croce Rossa e della Mezzaluna Rossa)

La federazione internazionale e il CICR, riuniti a Siviglia, hanno adottato una risoluzione che invita le societa' nazionali a promuovere la creazione di una Corte Penale Internazionale efficace e imparziale. La federazione riafferma il proprio sostegno alla dichiarazione scritta dal Comitato permanente inter-agenzie, nel quale la federazione ha lo status di osservatore permanente. E' fortemente simbolico che cio' accada a Roma, la Citta' Eterna, e che i nostri lavori si aprano e si svolgano nei locali di un organismo dedito al miglioramento dell'alimentazione, delle condizioni di vita dei piu' deboli. Il miglioramento di queste condizioni e' anche l'obiettivo dei 120 milioni di volontari della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa in tutto il mondo. Non tutti i volontari sono necessariamente consapevoli della posta in gioco in questa conferenza, ma saranno tutti sicuramente pronti a sottoscriverne gli obiettivi.
Questi 120 milioni di volontari hanno cosi' tante sofferenze da alleviare, nel corpo e nello spirito, sovente provocate dalle violazioni del diritto umanitario internazionale, che attendono un gesto politico forte che prevenga e reprima queste violazioni. Questo gesto politico e' a portata di mano. Non deludiamo questi 120 milioni di volontari e operiamo per istituire una Corte che risponda agli obiettivi legittimi della giustizia internazionale.
 

LEONEL SUAREZ GIL, (Istituto Latino-Americano per i servizi giuridici alternativi - ILSA)

Ogni tre giorni una persona scompare o viene torturata. Nello Stattuto della Corte dovrebbe quindi essere incluso il reato delle sparizioni forzate.
 

NORMAN DORSEN (Comitato dei Giuristi per i Diritti dell'Uomo)

Una autentica indipendenza della Corte impone che la sua competenza sia limitata ai crimini di genocidio, ai crimini contro l'umanita' ed ai crimini gravi di guerra. Il Consiglio di Sicurezza non deve essere in grado di controllare le attivita' della corte.

Il procuratore deve essere autorizzato, sotto la protezione delle opportune garanzie,  ad avviare le inchieste di sua propria iniziativa.  La Corte dove poter esercitare la sua competenza senza il consenso preliminare degli Stati.  La Corte deve aderire alle norme  piu' elevate del diritto internazionale di garanzia e correttezza procedurale.  Gli Stati membri devono avere l'obbligo di cooperare pienamente con la Corte, di obbedire ai suoi ordini e di mettere in opera le sue decisioni.

 
La Corte deve essere finanziata dal bilancio ordinario delle Nazioni Unite. Una giustizia indipendente costituisce la garanzia piu' certa contro la politicizzazione della Corte.  Bisogna tuttavia stabilire garanzie supplementari che consisterebbero nello stabilire un meccanismo di controllo del procuratore e nell'assicurare l'imparzialita', l'integrita' e le qualita' professionali dei giudici e del procuratore.  La garanzia la piu'importante e' forse  il principio di complementarita'.
 

INDAI  LOURDES  SAJOR (Centro Asiatico per i Diritti delle Donne - ASCENT )

Le misure prese contro le violenze sulle donne non rispondono a tutte le preoccupazioni delle donne e delle organizzazioni incaricate della difesa dei loro diritti. Se la Conferenza non riesce ad affrontare nel modo opportuno i crimini commessi sulle donne, una parte del lavoro produrra' ingiustizia nei confronti delle donne. La Conferenza deve garantire che i risultati delle deliberazioni non siano vuoti: il fatto che la comunita' internazionale non e' riuscita a rispondere in modo adeguato a cio' che le donne hanno  patito nei conflitti armati, ha indebolito la fidcia  delle donne superstiti. Il progetto di statuto della Corte dovra' rispecchiare lo stato attuale del diritto internazionale, includendo nella lista dei crimini di guerra, dei crimini contro l'umanita' e delle gravi violazioni dei diritti delle donne, lo stupro, la schiavitu' sessuale, nonche' la prostituzione e le gravidanze imposte.
 

AGNIEZSKA STOBIECKA (Presidente dell'Associazione degli studenti di diritto europei)

L'esistenza di una Corte Penale Internazionale porra' le prime basi di un ordine mondiale giusto, essendo la giustizia penale elemento essenziale della regola del diritto. La giustizia internazionale  potra' esprimersi soltanto se la Corte sara' messa in grado di giudicare e punire gli autori di genocidi, crimini contro l'umanita' e crimini di guerra senza dipendere dall'approvazione di un organo politico. Allo stesso modo non deve essere richiesto alcun consenso agli Stati laddove il caso sia trattato da un procuratore indipendente che avvia un'inchiesta d'ufficio e ciascuno Stato possa esercitare la propria competenza universale sul reato. Occorre comunque tenere conto dei diritti delle vittime, ovvero il diritto a conoscere la verita', il diritto ad un processo giusto e il diritto di risarcimento, in particolare di  restituzione,  compensazione, riabilitazione, riparazione e garanzia di non reiterazione dei reati.

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