18 giugno 1998


Comunicato stampa
L/ROM/12


NUOVE PROPOSTE PER LA GIURISDIZIONE DELLA CORTE:
ARMI DI STERMINIO E BAMBINI COSTRETTI ALLA GUERRA
 
I lavori di stamane influenzati da eventi di scottante attualita'
 
 
Molti degli interventi della seduta di stamane della Conferenza sulla istituzione della Corte Penale Internazionale sono stati improntati a fatti di recentissima esperienza: si e' avvertita nelle parole di taluni oratori la preoccupazione suscitata dalle ultime iniziative nucleari verificatesi nell'Asia meridionale, ed anche l'orrore di vessazioni belliche patite da bambini nell'Africa centrale.

Diversi appelli sono stati lanciati intesi ad inserire l'utilizzo o la minaccia di utilizzo di armi nucleari, di mine anti-uomo e di ogni arma di sterminio fra i crimini che la Corte dovrebbe giudicare come crimini di guerra.

C'e stato chi ha richiamato la recente pronuncia della Corte di Giustizia Internazionale sulla legittimita' della minaccia o dell'uso delle armi nucleari.  Altri hanno chiesto che la Conferenza prenda in esame i rischi della proliferazione nucleare nel quadro dello statuto istitutivo della Corte.

Altri interventi si sono soffermati sulle violenze perpetrate su donne e bambini, nonche' sulle aggressioni subite dagli operatori umanitari, proponendone l'inserimento tra i crimini di guerra sotto la giurisdizione della Corte.  In particolare, si e' sottolineata l'atrocita' vissuta da quelle popolazioni che subiscono il rapimento dei loro bambini utilizzati dai loro sequestratori come soldataglia da mandar allo sbaraglio.

Diversi oratori sono  tornati, anche stamane, a parlare della dibattuttissima questione tra la istituenda Corte ed il Consiglio di Sicurezza dell'ONU: gli interventi odierni, prevalentemente dei paesi non allineati, sono stati tutti a favore della necessita' che la Corte sia immune da qualsiasi influenza politica, e che non si conferisca un ulteriore potere esclusivo al Consiglio di Sicurezza: quello di determinare di volta in volta quali siano i casi di aggressione da sottoporre al giudizio della Corte.

ALI M.O. YASSIN (Ministro della Giustizia del Sudan)

Il ruolo della futura Corte Penale Internazionale dovrà essere complementare a quello dei tribunali nazionali. I poteri conferiti alla Corte saranno la chiave del suo successo. Per questo, è necessario che gli Stati non intervengano nelle attività della Corte, dedicandosi piuttosto al consolidamento della cooperazione. Sarà altrettanto importante proteggere la corte dalla ingerenze degli organismi politici internazionali. Nell'istituire la Corte, gli Stati Membri dovranno mirare al consolidamento del diritto consuetudinario - e principalmente alla sovranità nazionale. Questa potrà essere efficacemente garantita se al Procuratore non sarà consentito di interferire con gli affari interni degli Stati.
 

MEHMET GUNEY (Turchia)

Poiche' la proliferazione dei tribunali speciali rischia di dare luogo ad incoerenze nell'elaborazione e nell'applicazione del diritto penale internazionale, la Turchia appoggia la creazione di una Corte Penale Internazionale credibile, universale, imparziale e indipendente. Dato che la futura Corte non dovra' intervenire se non in funzione complementare alle giurisdizioni nazionali, sara' necessario eliminare alcuni criteri, come il termine "inefficace", che rischiano di dare origine ad interpretazioni e applicazioni differenti. La bozza di statuto dovra' allo stesso modo precisare il diritto di base, specificando il tipo di azione che costituisce il reato, la natura e i limiti della pena imposta per tali reati. E' necessario esaminare in maniera piu' approfondita l'obbligo degli Stati firmatari di comunicare gli elementi di prova e di estradare i criminali, insieme alla questione del principio non bis in idem.

In questo progetto di statuto, i crimini costituiscono l'oggetto di una lista senza che sia ancora precisato lo strumento internazionale che li definisca. Cio' costituisce un passo indietro rispetto al progetto della Commissione del diritto internazionale. Inoltre i reati d'aggressione e i crimini contro l'umanita' non sono definiti con l'esattezza richiesta dal diritto penale. Per la Turchia, l'aggressione, che non e' definita da alcun strumento internazionale, e' un atto compiuto da capi di Stato e non da individui. Sembra dunque difficile spiegare come si potra' effettuare il passaggio di un atto imputabile ad uno Stato ad un atto imputabile all'individuo. L'eccezionale gravita' e il carattere internazionale del reato di terrorismo e dei crimini legati al traffico di stupefacenti e di sostanze psicotrope giustifica pienamente la loro presenza nella lista dei crimini di competenza della Corte.

Nel richiedere una certa flessibilita' rispetto alla questione dell'accettazione della competenza della Corte da parte degli Stati, la Turchia appoggia l'approccio "opt-in-opt-out".  Essa ritiene inoltre che il meccanismo di avvio di procedimento dovra' essere riservato agli Stati firmatari e al Consiglio di Sicurezza. Sostenendo un approccio flessibile anche riguardo le riserve, la Turchia ritiene che per la ratifica bisognera' trovare una soluzione che fissi il quorum almeno a un terzo degli Stati membri dell'ONU. Un quorum minore rischierebbe di privare la Corte dell'autorita' necessaria per agire a nome della comunita' internazionale.
 

SOMBOON SANGIAMBUT (Thailandia)

La futura Corte Penale Internazionale non dovra' sostituirsi alle giurisdizioni nazionali. Essa dovra' integrarle nel caso si rivelassero inesistenti o inoperanti. La Thailandia e' convinta che gli Stati debbano cooperare strettamente per assicurare alla giustizia i responsabili del traffico illecito di stupefacenti. La Thailandia coopera in questo ambito da molti anni utilizzando gli strumenti dell'estradizione e di altre forme di cooperazione internazionale.Tali crimini sono transnazionali. Gli accordi bilaterali o  i meccanismi di Interpol propri della cooperazione bilaterale non sono sufficienti a combattere questi reati.  La futura Corte potra' costituire un meccanismo giudiziario credibile per reprimere i crimini legati al narcotraffico. Per eliminare questo flagello, la Thailandia ribadisce la proposta di sottomettere il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope alla competenza della Corte. Per quel che riguarda il finanziamento della stessa, la Thailandia opta per il budget ordinario delle Nazioni Unite nella prima fase di lavori.
 

SERGIO GONZALEZ GALVEZ (Messico)

La Corte dovrà essere indipendente e quindi in occasione della Conferenza dovrà essere creato un organismo separato dalle Nazioni Unite. Essa dovrà operare nel rispetto del principio di complementarità. Nel suo statuto dovranno essere compresi i crimini contro donne e minori, in particolare la violenza sessuale, i quali dovranno rientrare fra i crimini di guerra. Il mio Paese sostiene l'inclusione del crimine di aggressione nello Statuto, a patto che il compito di determinare se si sia verificata un'aggressione  non sia di esclusiva competenza del Consiglio di Sicurezza. Al Consiglio di Sicurezza non dovrebbe essere permesso di esercitare il diritto di veto per tutte le questioni che rientrino nella competenza della Corte. La Corte non dovrebbe essere finanziata attingendo al bilancio ordinario delle Nazioni Unite.
 

MUHAMMAD ZAMIR (Bangladesh)

Il Bangladesh ritiene che la futura Corte Penale Internazionale debba avere un carattere indipendente ed essere libera da ogni possibile influenza nello svolgere i suoi compiti. Essa dovrà avere un ampio sostegno ed essere accettata dal maggior numero di nazioni possibile.
E' nostra opinione che nel corso della Conferenza Preparatoria siano emerse alcune tendenze positive: anzitutto l'ampliamento dell'elenco dei crimini di guerra e contro l'umanità. Crediamo infatti che la distizione fra guerre civili e fra stati non abbia ormai molto senso in termini di pace e sicurezza internazionale. Sarebbe a questo punto opportuno includere nella giurisdizione della Corte anche gli attacchi al personale delle missioni umanitarie e di pace come pure la violenza sessuale. Dovrebbe inolre essere inserito tra i crimini di guerra l'impiego e la minaccia di utilizzare armi atomiche.
 

M. ANACLET IMBIKI (Guardiasigilli e Ministro di Giustizia Madagascar)

E'evidente che la Corte Penale Internazionale deve essere indipendente, imparziale, efficace, rispettosa dei diritti della difesa secondo le norme internazionalmente esistenti
e le sovranita'internazionali.  La Corte deve essere competente per deliberare sugli interessi delle vittime e proteggere la sicurezza dei testimoni. In uno spirito di equita' e perche' essa abbia una credibilita'duratura, i componenti della Corte devono riflettere una ripartizione geografica ben equilibrata.  La Corte Penale Internazionale dovra'avere competenza di avocare a se' i reati di genocidio, dí aggressione, di guerra e i crimini contro l'umanita'. Tenendo conto della gravita' eccezionale di alcuni fatti che causano inesorabilmente  la distruzione  di popoli, la lista di crimini dovendo rivelare la competenza della Corte puo' essere completata per i crimini seguenti : il traffico di stupefacenti e di sostanze psicotrope,  la detenzione di prodotti tossici o nucleari sul territorio di uno Stato e la vendita di armi o di munizioni a Governi non riconosciuti dalla comunita'internazionale o a signori della guerra.

Noi ammettiamo che si ricorra alla Corte Penale Internazionale soltanto a titolo complementare, ovvero in due tipi di situazioni: quando le istituzioni giudiziarie di un paese sono nell'incapacita'di agire, per esempio, perche' crollate sotto l'effetto di un conflitto civile o internazionale. E quando queste istituzioni non hanno la volonta'd'agire, per esempio se  ad uno Stato ripugna giudicare i propri connazionali oppure se i suoi rappresentanti sono implicati nel crimine oggetto d'accusa. Finche' uno Stato avra' la capacita' e la volonta' di condurre un'inchiesta e di aprire dei procedimenti con i propri mezzi, , la Corte Penale Internazionale (CPI) non dovra' intervenire. La storia contemporanea ci insegna che la lentezza, la letargia o il rifiuto del del Consiglio di Sicurezza di accertare un'aggressione, sono stati allórigine dei massacri. E' perche' ci preoccupiamo della sua efficacia che optiamo per un procuratore indipendente che avvii i procedimenti, senza tuttavia pregiudicare la possibilita' di denuncia di crimini al procuratore da parte del Consiglio di Sicurezza e dei singoli Stati firmatari. Ma intanto, per evitare che questo unico procuratore, per quanto indipendente ecompetente possa essere, dia origine a discordie internazionali e nazionali per una decisione inopportuna, bisognera' prendere alcune precauzioni: per esempio, subordinare l' avvio del procedimento da parte del procuratore all' autorizzazione dei giudici della camera.  L'intervento del Consiglio di Sicurezza invece e' fortemente necessario per costringere gli Stati firmatari ad eseguire le sentenze della CPI.
 

JAKOB KELLENBERGER (Svizzera)

La capacità di intervento della Corte non dovrà essere soggetta ad autorizzazioni da parte degli Stati o degli organi delle nazioni Unite. In caso contrario, la Corte rischia di essere declassata al rango di alibi, e di essere incapace di agiire efficacemente. Sarà ovviamente necessario che i crimini di competenza della Corte ricevano una chiara definizione. Sarebbe opportuno che al Procuratore venisse riservato un ruolo nel meccanismo di attivazione: La corte non dovrà subentrare ai tribunali nazionali, sollevandoli dalle loro responsabilità. La Svizzera è favorevole al principio di complementarità, a patto che questo non venga formulato in modo da incoraggiare l'impunità.
 

MAWENI SIMELANE (Ministro di giustizia e di sviluppo costituzionale dello Swaziland)

Lo Swaziland è in favore di una Corte che adotti il principio della complementarita'. Nelle sue competenze dovrebbero rientrare il genocidio, i crimini di guerra e i crimini contro l'umanita' laddove le giurisdizioni nazionali siano inesistenti o mancanti.  E' necessario che la Corte sia imparziale ed indipendente. Perciò, è essenziale definire esattamente le relazioni tra il Consiglio di Sicurezza e la futura Corte.  Lo Swaziland spera quindi che questa Conferenza diplomatica raggiunga un accordo in merito al ruolo del Consiglio di sicurezza.  Il procuratore dovrebbe essere abilitato a intervenire d'ufficio.
 

RAMANATHAN VENGADESAN (Malesia)

Il principio di complementarita' tra la Corte Penale e le giurisdizioni nazionali deve essere il fondamento dello statuto della Corte e cio' in nome della sovranita' delle nazioni. E' ugualmente importante che la Corte sia un organo indipendente ed efficace capace di rendere giustizia secondo i principi del diritto internazionale. Non sara' facile, considrando la diversita' dei sistemi giudiziari. La Malesia accetta l'inclusione del crimine di genocidio e dei crimini contro l'umanita', con le riserve esposte nelle osservazioni fatte nel comitato preparatorio, ma esprime la sua ferma opposizione all'inclusione dei reati di terrorismo, dei crimini commessi contro personale delle Nazioni Unite e di quelli legati al narcotraffico perche' essi devono ricadere esclusivamente sotto la competenza delle giurisdizioni nazionali.

Per quanto riguarda il ricorso alla Corte, la Malesia sostiene l'approccio "opt-in", considerandolo realista e pragmatico: riteniamo che  tale approccio, caso per caso, contribuira' ad istaurare quella flessibilita'; necessaria agli Stati firrmatari e alla Corte. La Malesia si oppone al fatto che debba essere richiesto il consenso dello Stato di appartenenza della vittima o dell'incriminato. Siamo contrari inoltre al fatto che il procuratore goda del diritto di avviare un'inchiesta di propria iniziativa. Dotare il procuratore di tali poteri potrebbe indurre a dubitare della sua integrita' e far credere che egli persegua fini personali. Una situazione come questa non potrebbe che compromettere la necessaria cooperazione tra gli Stati.
 
KAMODONI NYASULU (Malawi)

E' necessario che la futura Corte Penale Internazionale sia un organo indipendente da influenze esterne, giusto e libero, ispirato a principi di complementarità. Essa dovrà agire in nome dell'intera comunità internazionale per porre fine all'impunità.
 
TUILOMA NERONI SLADE (Samoa)

Il momento e' propizio per creare una Corte Penale Internazionale permanente. Le misure ad hoc non sono piu' sufficienti. Per questo il mio governo si dichiara convinto che una Corte Penale Internazionale permanente contribuira' in maniera costruttiva a mantenere la pace e la sicurezza nazionale. Gli autori dei crimini contro l'umanita' e di altri crimini gravi devono essere portati davanti alla Corte e ritenuti colpevoli. Tale Corte, stabilendo disposizioni chiare relative ai poteri e alla competenza che le spettano, avra' un effetto di dissuasione efficace a livello mondiale.  Non e' tollerabile che si commettano crimini gravissimi in piena impunita', che i loro autori sfuggano alla giustizia e restino impuniti. E' assolutamente vitale stabilire un legame tra la difesa efficace dei diritti umani e il rispetto della legge. Per paesi minori come le Samoa, l'ultima difesa risiede in un sistema di diritto internazionale che sia pienamente rispettato e osservato da tutti gli Stati. A questo riguardo, gli Stati dovranno impegnarsi a cooperare strettamente con la futura Corte. La competenza della Corte dovra' essere specifica e comprendere i crimini di genocidio, i crimini contro l'umanita' e quelli di guerra. I negoziati in corso dovranno tener conto delle posizioni assunte recentemente dalla Corte internazionale di Giustizia sulla legalita' della minaccia o del ricorso alle armi nucleari.
 La bozza di statuto dovra' includere le violenze commesse contro le donne e l'infanzia nel contesto dei crimini di competenza della Corte. E' essenziale garantire l'indipendenza del procuratore. Il Consiglio di Sicurezza non dovra' essere autorizzato a sospendere o ritardare un'inchiesta o un procedimento avviati dalla Corte.
 

JASSIM BIN NASSER AL-THANI (Qatar)

La Corte dovrà essere complementare ai tribunali nazionali. Essa dovrà esercitare la propria giurisdizione sui crimini di guerra, contro l'umanità ed il genocidio, proteggendo in tal modo i diritti umani, la pace e la sicurezza.
 

SAYYID SAID HILAL AL-BUSAIDY (Oman)

Fra gli altri crimini contro l'umanità, l'Oman vorrebbe venisse inserita la pulizia etnica. La Corte dovrà essere indipendente e contribuire alla salvaguardia della pace e della sicurezza internazionali. Essa dovrà amministrare la giustizia senza discriminazioni.
L'Oman è favorevole ad inserire i crimini contro il personale delle Nazioni Unite all'interno dello Statuto. La Corte dovrà svolgere un ruolo complementare rispetto a quello del diritto nazionale. Non dovrebbe essere consentito al Procuratore di dare inizio alle indagini con procedura d'ufficio.

HORACIO SOARES (Capo Verde)

Il Capo Verde è a favore di un tribunale internazionale permanente indipendente con una giurisdizione ben definita e con l'autorità di perseguire anche i crimini contro la persona commessi a livello nazionale. Questa Corte dovrà essere fondata sul principio della complementarita' e avere giurisdizione sui crimini di guerra e genocidio, i crimini contro l'umanita' e il crimine di aggressione.  Per il nostro Paese anche le guerre civili dovranno rientrare nella giurisdizione della Corte.
 

CHEKOU ADAMOU  (Niger)

Il Niger è favorevole a una Corte indipendente, efficace ed imparziale. Occorrerà trovare un accordo sui crimini che rientrano nella competenza della Corte e sul rapporto che essa dovrà avere con il Consiglio di Sicurezza. La Corte dovrà operare nel rispetto del principio di complementarità e non dovrà sopportare alcun genere di interferenza. Questo significa che il Consiglio di Sicurezza e gli Stati non dovranno in nessun caso ritardare o interrompere le inchieste e i procedimenti della Corte. Il Procuratore potrà iniziare le indagini d'ufficio.
 

NGUYEN DA SON (Vietnam)

La futura Corte Penale Internazionale dovrà essere indipendente, giusta, imparziale ed efficace. Essa non dovrà subire alcuna influenza politica, finanziaria o di altro genere. La sua indipendenza e imparzialità saranno assicurate non solo dall'adempimento del mandato ma anche se lo Statuto sarà ratificato da un ampio numero di Stati. La Corte dovrà operare nel rispetto del principio di complementarità, occupandosi di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Il Governo del Vietnam sostiene fermamente l'inclusione del reato di aggressione nello Statuto della Corte. Per il Vietnam, l'accettazione della giurisdizione della Corte dovrà essere basata sul consenso degli Stati. Qualunque attività svolta senza tale consenso rappresenterà quindi un'indebita intromissione nella sovranità nazionale. Cooperazione internazionale ed assistenza giudiziaria costituiranno dei fattori critici per il successo della Corte. Un'adeguata rappresentatività dei differenti sistemi giuridici garantirà l'efficacia delle procedure applicabili in seno alla Corte.
 
 
ALHAJI ABDULLAHI IBRAHIM (Ministro di Giustizia Nigeria)

La creazione di una Corte Penale Internazionale efficace e complementare alle giurisdizioni nazionali contribuira' largamente al mantenimento della pace e della sicurezza
internazionale.  Per la Nigeria, la minaccia oppure il ricorso alle armi nucleari, l'utilizzazione delle mine terrestri anti-persona e le altre armi di distruzione di massa dovranno essere incluse nella definizione dei crimini di guerra.  Allo stesso modo, i crimini legati al terrorismo internazionale in tutte le sue forme, il riciclaggio di denaro, il traffico illecito di stupefacenti ed i crimini commessi contro il personale delle Nazioni Unite e il personale associato, dovranno essere rilevati dalla competenza della futura Corte Penale Internazionale.

Per quanto concerne il ruolo del Consiglio di Sicurezza ed alle sue relazioni verso la Corte, bisognera' adottare un accordo sul modello simile a quello che regola l'Autorita' internazionale dei fondi marini.  La Nigeria si oppone a tutte le proposte miranti a conferire un potere esclusivo al Consiglio della Sicurezza per determinare i casi di aggressione e per sottoporli alla Corte.  La Corte Penale Internazionale non dovra'subire alcuna influenza politica.  Allo stesso modo,  la Nigeria dichiara una ferma riserva sul potere ex officio del procuratore in virtu'dell'articolo 12 del progetto di statuto.  Questo potere conferito ad un individuo senza alcun controllo potrebbe favorire manipolazioni politiche. In conformita' con gli impegni assunti presi nel contesto del Movimento dei Paesi Non Allineati, a Cartagena nel maggio scorso, e dell'Organizzazione per l'Unita' Africana, a Ouagadogu nel giugno scorso, la Nigeria sottolinea la necessita' di difendere il principio della sovranita' nazionale nella bozza dello statuto.
 

RUBERWA MANYWA (Repubblica Democratica del Congo)

Il Congo fa parte della regione dei Grandi Laghi ed ha subito le conseguenze del genocidio perpetrato in Ruanda.  Si e' visto invadere da milioni di profughi tra i quali c'erano anche gli autori impuniti dei piu' gravi  crimini contro il diritto umanitario internazionale. Questa presenza devastatrice ha causato enormi danni ancora in attesa di riparazione. E' evidente che se fosse esistita una Corte Penale Internazionale, i colpevoli di tali crimini non sarebbero ancora liberi.

La Repubblica democratica del Congo e' favorevole all'istituzione di una Corte che sia efficace, indipendente, universale, imparziale e permanente.  La sua composizione dovrà  rappresentare in maniera equa le differenti aree geografiche. La Corte deve poter funzionare senza impedimenti esterni, in particolare da parte del Consiglio di Sicurezza.  Il procuratore deve essere sufficientemente indipendente, al riparo da ogni influenza.  La Repubblica democratica del Congo appoggia la candidatura dell'Olanda quale sede della futura Corte.
 
 
STEPHEN LEWIS (Direttore Esecutivo delle Nazioni Unite per l'Infanzia  UNICEF)

L' arruolamento dei ragazzi con meno di 18 anni nelle forze armate o nei gruppi armati, o la loro partecipazione alle ostilita' devono essere considerati come crimini di guerra e essere assegnati alla competenza della Corte Penale Internazionale .  Lo statuto della Corte deve riconoscere la particolare vulnerabilita' alla violenza dei ragazzi di meno di 18 anni, testimoniata dal numero sempre piu' crescente di ragazzi coinvolti nella prostituzione o in altre forme di sfruttamento sessuale. E'molto urgente assicurare che, nei casi in cui le vittime siano minorenni, la Corte Penale Internazionale consideri questi atti come crimini di guerra e pronunci delle pene piu'severe contro le persone responsabili.  La Corte non dovra'avere competenza per le persone con piu' di 18 anni. La Corte non deve soffermarsi sulla riabilitazione poiche'questa spetta alla giustizia per i minori. E'importante riconoscere che i crimini perpetrati dai ragazzi sono spesso il risultato di indottrinamento o manipolazione da parte degli adulti..
 
Per l' UNICEF, l' imposizione della pena di morte, del carcere a vita o di un lungo periodo di detenzione non si deve applicare ai ragazzi con meno di 18 anni.  Lo statuto deve piuttosto promuovere delle misure di riabilitazione e servizi psicosociali.  L'UNICEF sostiene inoltre che le scuole, le chiese e gli ospedali non debbano essere designati come  bersagli di attacchi militari, e che l'uso di mine anti-uomo debba essere considerato come crimine di guerra.  Anche gli attacchi contro il personale umanitario devono essere rimessi alla competenza della Corte.
 

J. LINATI-BOSH (Ordine Militare Europeo Malta)

Se l'azione umanitaria constituisce la spina dorsale dell'Ordine Militare di Malta da piu'di nove secoli, si puo' facilmente comprendere come  non possiamo restare indifferenti a la creazione di un organo incaricato di mantenere l'ordine internazionale per prevenire, perseguire e reprimere le gravi violenze del diritto umanitario internazionale operate nei conflitti armati internazionali od interni.

La presente Conferenza diplomatica dovra'esaminare, in modo molto approfondito, sia  la questione della competenza della Corte sui crimini di guerra, i crimini contro l'umanita' ed il crimine di genocidio, sia quella del finanziamento e delle relazioni con le Nazioni Unite.  La presente conferenza deve esaminare inoltre le garanzie per l'efficacia e l'indipendenza del la futura Corte Penale Internazionale.
 

RAMESH LAWRENCE MAHARAJI,  (Comunita' dei paesi caraibici - CARICOM)

Lo statuto della futura Corte Penale Internazionale dovrebbe trovare un punto di equilibrio tra il desiderio di istaurare una giustizia internazionale e la protezione del principio fondamentale della sovranita' nazionale.  La CARICOM da' un'importanza vitale al principio di complementarita' e auspica che la futura Corte non sia competente solo quando le giurisdizioni nazionali sono inesistenti o mancanti. L'efficacia e l'indipendenza del procuratore dovranno essere garantite, stabilendo però garanzie appropriate per impedirgli ogni abuso.  La Conferenza diplomatica dovrebbe esaminare in maniera approfondita l'inclusione del traffico illecito degli stupefacenti nello statuto.  A questo proposito, la CARICOM sottolinea che le piccole isole caraibiche sono estremamente vulnerabili.  La Comunita' dei paesi caraibici auspica che le negoziazioni in corso tengano conto della sua posizione a favore della pena di morte.  Inoltre, nella composizione degli organi principali della Corte, bisognerebbe considerare un'equa composizione geografica e sessuale.
 

KENNETH ROTH, (Human Rights Watch)

In Europa, Asia, America Latina, Africa e Caraibi esiste un forte consenso per una Corte indipendente, efficace ed imparziale. La domanda è se gli USA accetteranno le forti garanzie previste per evitare ingiuste persecuzioni dei cittadini americani, compreso un regime di complementarità che riflette le loro preferenze in materia, o se insisteranno per avere la garanzia assoluta che nessun cittadino USA potrà essere giudicato dalla Corte. Le nazioni presenti a questa Conferenza non dovrebbero capitolare di fronte a una minoranza di Stati recalcitranti, alcuni dei quali non ratificheranno il trattato in nessun caso. Pertanto, essi dovrebbero rifiutare qualunque proposta che possa seriamente minare l'indipendenza della Corte.
 

BARBARA BEDONT (Lega internazionale delle donne per la pace e la liberta')

E' importante includere determinate armi fra i crimini di guerra.  Bisogna dunque notare che il progetto di statuto si occupa solo delle armi utilizzate dai paesi piccoli e ignora intenzionalmente le armi detenute dai paesi potenti che possiedono armi nucleari, mine anti-uomo o armi di distruzione indiscriminata.  E' importante rimediare a questa situazione.
 

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