

Diversi appelli sono stati lanciati intesi ad inserire l'utilizzo o la minaccia di utilizzo di armi nucleari, di mine anti-uomo e di ogni arma di sterminio fra i crimini che la Corte dovrebbe giudicare come crimini di guerra.
C'e stato chi ha richiamato la recente pronuncia della Corte di Giustizia Internazionale sulla legittimita' della minaccia o dell'uso delle armi nucleari. Altri hanno chiesto che la Conferenza prenda in esame i rischi della proliferazione nucleare nel quadro dello statuto istitutivo della Corte.
Altri interventi si sono soffermati sulle violenze perpetrate su donne e bambini, nonche' sulle aggressioni subite dagli operatori umanitari, proponendone l'inserimento tra i crimini di guerra sotto la giurisdizione della Corte. In particolare, si e' sottolineata l'atrocita' vissuta da quelle popolazioni che subiscono il rapimento dei loro bambini utilizzati dai loro sequestratori come soldataglia da mandar allo sbaraglio.
Diversi oratori sono tornati, anche stamane, a parlare della dibattuttissima questione tra la istituenda Corte ed il Consiglio di Sicurezza dell'ONU: gli interventi odierni, prevalentemente dei paesi non allineati, sono stati tutti a favore della necessita' che la Corte sia immune da qualsiasi influenza politica, e che non si conferisca un ulteriore potere esclusivo al Consiglio di Sicurezza: quello di determinare di volta in volta quali siano i casi di aggressione da sottoporre al giudizio della Corte.
ALI M.O. YASSIN (Ministro della Giustizia del Sudan)
Il ruolo della futura Corte Penale Internazionale dovrà essere
complementare a quello dei tribunali nazionali. I poteri conferiti alla
Corte saranno la chiave del suo successo. Per questo, è necessario
che gli Stati non intervengano nelle attività della Corte, dedicandosi
piuttosto al consolidamento della cooperazione. Sarà altrettanto
importante proteggere la corte dalla ingerenze degli organismi politici
internazionali. Nell'istituire la Corte, gli Stati Membri dovranno mirare
al consolidamento del diritto consuetudinario - e principalmente alla sovranità
nazionale. Questa potrà essere efficacemente garantita se al Procuratore
non sarà consentito di interferire con gli affari interni degli
Stati.
MEHMET GUNEY (Turchia)
Poiche' la proliferazione dei tribunali speciali rischia di dare luogo ad incoerenze nell'elaborazione e nell'applicazione del diritto penale internazionale, la Turchia appoggia la creazione di una Corte Penale Internazionale credibile, universale, imparziale e indipendente. Dato che la futura Corte non dovra' intervenire se non in funzione complementare alle giurisdizioni nazionali, sara' necessario eliminare alcuni criteri, come il termine "inefficace", che rischiano di dare origine ad interpretazioni e applicazioni differenti. La bozza di statuto dovra' allo stesso modo precisare il diritto di base, specificando il tipo di azione che costituisce il reato, la natura e i limiti della pena imposta per tali reati. E' necessario esaminare in maniera piu' approfondita l'obbligo degli Stati firmatari di comunicare gli elementi di prova e di estradare i criminali, insieme alla questione del principio non bis in idem.
In questo progetto di statuto, i crimini costituiscono l'oggetto di una lista senza che sia ancora precisato lo strumento internazionale che li definisca. Cio' costituisce un passo indietro rispetto al progetto della Commissione del diritto internazionale. Inoltre i reati d'aggressione e i crimini contro l'umanita' non sono definiti con l'esattezza richiesta dal diritto penale. Per la Turchia, l'aggressione, che non e' definita da alcun strumento internazionale, e' un atto compiuto da capi di Stato e non da individui. Sembra dunque difficile spiegare come si potra' effettuare il passaggio di un atto imputabile ad uno Stato ad un atto imputabile all'individuo. L'eccezionale gravita' e il carattere internazionale del reato di terrorismo e dei crimini legati al traffico di stupefacenti e di sostanze psicotrope giustifica pienamente la loro presenza nella lista dei crimini di competenza della Corte.
Nel richiedere una certa flessibilita' rispetto alla questione dell'accettazione
della competenza della Corte da parte degli Stati, la Turchia appoggia
l'approccio "opt-in-opt-out". Essa ritiene inoltre che il meccanismo
di avvio di procedimento dovra' essere riservato agli Stati firmatari e
al Consiglio di Sicurezza. Sostenendo un approccio flessibile anche riguardo
le riserve, la Turchia ritiene che per la ratifica bisognera' trovare una
soluzione che fissi il quorum almeno a un terzo degli Stati membri dell'ONU.
Un quorum minore rischierebbe di privare la Corte dell'autorita' necessaria
per agire a nome della comunita' internazionale.
SOMBOON SANGIAMBUT (Thailandia)
La futura Corte Penale Internazionale non dovra' sostituirsi alle giurisdizioni
nazionali. Essa dovra' integrarle nel caso si rivelassero inesistenti o
inoperanti. La Thailandia e' convinta che gli Stati debbano cooperare strettamente
per assicurare alla giustizia i responsabili del traffico illecito di stupefacenti.
La Thailandia coopera in questo ambito da molti anni utilizzando gli strumenti
dell'estradizione e di altre forme di cooperazione internazionale.Tali
crimini sono transnazionali. Gli accordi bilaterali o i meccanismi
di Interpol propri della cooperazione bilaterale non sono sufficienti a
combattere questi reati. La futura Corte potra' costituire un meccanismo
giudiziario credibile per reprimere i crimini legati al narcotraffico.
Per eliminare questo flagello, la Thailandia ribadisce la proposta di sottomettere
il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope alla competenza
della Corte. Per quel che riguarda il finanziamento della stessa, la Thailandia
opta per il budget ordinario delle Nazioni Unite nella prima fase di lavori.
SERGIO GONZALEZ GALVEZ (Messico)
La Corte dovrà essere indipendente e quindi in occasione della
Conferenza dovrà essere creato un organismo separato dalle Nazioni
Unite. Essa dovrà operare nel rispetto del principio di complementarità.
Nel suo statuto dovranno essere compresi i crimini contro donne e minori,
in particolare la violenza sessuale, i quali dovranno rientrare fra i crimini
di guerra. Il mio Paese sostiene l'inclusione del crimine di aggressione
nello Statuto, a patto che il compito di determinare se si sia verificata
un'aggressione non sia di esclusiva competenza del Consiglio di Sicurezza.
Al Consiglio di Sicurezza non dovrebbe essere permesso di esercitare il
diritto di veto per tutte le questioni che rientrino nella competenza della
Corte. La Corte non dovrebbe essere finanziata attingendo al bilancio ordinario
delle Nazioni Unite.
MUHAMMAD ZAMIR (Bangladesh)
Il Bangladesh ritiene che la futura Corte Penale Internazionale debba
avere un carattere indipendente ed essere libera da ogni possibile influenza
nello svolgere i suoi compiti. Essa dovrà avere un ampio sostegno
ed essere accettata dal maggior numero di nazioni possibile.
E' nostra opinione che nel corso della Conferenza Preparatoria siano
emerse alcune tendenze positive: anzitutto l'ampliamento dell'elenco dei
crimini di guerra e contro l'umanità. Crediamo infatti che la distizione
fra guerre civili e fra stati non abbia ormai molto senso in termini di
pace e sicurezza internazionale. Sarebbe a questo punto opportuno includere
nella giurisdizione della Corte anche gli attacchi al personale delle missioni
umanitarie e di pace come pure la violenza sessuale. Dovrebbe inolre essere
inserito tra i crimini di guerra l'impiego e la minaccia di utilizzare
armi atomiche.
M. ANACLET IMBIKI (Guardiasigilli e Ministro di Giustizia Madagascar)
E'evidente che la Corte Penale Internazionale deve essere indipendente,
imparziale, efficace, rispettosa dei diritti della difesa secondo le norme
internazionalmente esistenti
e le sovranita'internazionali. La Corte deve essere competente
per deliberare sugli interessi delle vittime e proteggere la sicurezza
dei testimoni. In uno spirito di equita' e perche' essa abbia una credibilita'duratura,
i componenti della Corte devono riflettere una ripartizione geografica
ben equilibrata. La Corte Penale Internazionale dovra'avere competenza
di avocare a se' i reati di genocidio, dí aggressione, di guerra
e i crimini contro l'umanita'. Tenendo conto della gravita' eccezionale
di alcuni fatti che causano inesorabilmente la distruzione
di popoli, la lista di crimini dovendo rivelare la competenza della Corte
puo' essere completata per i crimini seguenti : il traffico di stupefacenti
e di sostanze psicotrope, la detenzione di prodotti tossici o nucleari
sul territorio di uno Stato e la vendita di armi o di munizioni a Governi
non riconosciuti dalla comunita'internazionale o a signori della guerra.
Noi ammettiamo che si ricorra alla Corte Penale Internazionale soltanto
a titolo complementare, ovvero in due tipi di situazioni: quando le istituzioni
giudiziarie di un paese sono nell'incapacita'di agire, per esempio, perche'
crollate sotto l'effetto di un conflitto civile o internazionale. E quando
queste istituzioni non hanno la volonta'd'agire, per esempio se ad
uno Stato ripugna giudicare i propri connazionali oppure se i suoi rappresentanti
sono implicati nel crimine oggetto d'accusa. Finche' uno Stato avra' la
capacita' e la volonta' di condurre un'inchiesta e di aprire dei procedimenti
con i propri mezzi, , la Corte Penale Internazionale (CPI) non dovra' intervenire.
La storia contemporanea ci insegna che la lentezza, la letargia o il rifiuto
del del Consiglio di Sicurezza di accertare un'aggressione, sono stati
allórigine dei massacri. E' perche' ci preoccupiamo della sua efficacia
che optiamo per un procuratore indipendente che avvii i procedimenti, senza
tuttavia pregiudicare la possibilita' di denuncia di crimini al procuratore
da parte del Consiglio di Sicurezza e dei singoli Stati firmatari. Ma intanto,
per evitare che questo unico procuratore, per quanto indipendente ecompetente
possa essere, dia origine a discordie internazionali e nazionali per una
decisione inopportuna, bisognera' prendere alcune precauzioni: per esempio,
subordinare l' avvio del procedimento da parte del procuratore all' autorizzazione
dei giudici della camera. L'intervento del Consiglio di Sicurezza
invece e' fortemente necessario per costringere gli Stati firmatari ad
eseguire le sentenze della CPI.
JAKOB KELLENBERGER (Svizzera)
La capacità di intervento della Corte non dovrà essere
soggetta ad autorizzazioni da parte degli Stati o degli organi delle nazioni
Unite. In caso contrario, la Corte rischia di essere declassata al rango
di alibi, e di essere incapace di agiire efficacemente. Sarà ovviamente
necessario che i crimini di competenza della Corte ricevano una chiara
definizione. Sarebbe opportuno che al Procuratore venisse riservato un
ruolo nel meccanismo di attivazione: La corte non dovrà subentrare
ai tribunali nazionali, sollevandoli dalle loro responsabilità.
La Svizzera è favorevole al principio di complementarità,
a patto che questo non venga formulato in modo da incoraggiare l'impunità.
MAWENI SIMELANE (Ministro di giustizia e di sviluppo costituzionale dello Swaziland)
Lo Swaziland è in favore di una Corte che adotti il principio
della complementarita'. Nelle sue competenze dovrebbero rientrare il genocidio,
i crimini di guerra e i crimini contro l'umanita' laddove le giurisdizioni
nazionali siano inesistenti o mancanti. E' necessario che la Corte
sia imparziale ed indipendente. Perciò, è essenziale definire
esattamente le relazioni tra il Consiglio di Sicurezza e la futura Corte.
Lo Swaziland spera quindi che questa Conferenza diplomatica raggiunga un
accordo in merito al ruolo del Consiglio di sicurezza. Il procuratore
dovrebbe essere abilitato a intervenire d'ufficio.
RAMANATHAN VENGADESAN (Malesia)
Il principio di complementarita' tra la Corte Penale e le giurisdizioni nazionali deve essere il fondamento dello statuto della Corte e cio' in nome della sovranita' delle nazioni. E' ugualmente importante che la Corte sia un organo indipendente ed efficace capace di rendere giustizia secondo i principi del diritto internazionale. Non sara' facile, considrando la diversita' dei sistemi giudiziari. La Malesia accetta l'inclusione del crimine di genocidio e dei crimini contro l'umanita', con le riserve esposte nelle osservazioni fatte nel comitato preparatorio, ma esprime la sua ferma opposizione all'inclusione dei reati di terrorismo, dei crimini commessi contro personale delle Nazioni Unite e di quelli legati al narcotraffico perche' essi devono ricadere esclusivamente sotto la competenza delle giurisdizioni nazionali.
Per quanto riguarda il ricorso alla Corte, la Malesia sostiene l'approccio
"opt-in", considerandolo realista e pragmatico: riteniamo che tale
approccio, caso per caso, contribuira' ad istaurare quella flessibilita';
necessaria agli Stati firrmatari e alla Corte. La Malesia si oppone al
fatto che debba essere richiesto il consenso dello Stato di appartenenza
della vittima o dell'incriminato. Siamo contrari inoltre al fatto che il
procuratore goda del diritto di avviare un'inchiesta di propria iniziativa.
Dotare il procuratore di tali poteri potrebbe indurre a dubitare della
sua integrita' e far credere che egli persegua fini personali. Una situazione
come questa non potrebbe che compromettere la necessaria cooperazione tra
gli Stati.
KAMODONI NYASULU (Malawi)
E' necessario che la futura Corte Penale Internazionale sia un organo
indipendente da influenze esterne, giusto e libero, ispirato a principi
di complementarità. Essa dovrà agire in nome dell'intera
comunità internazionale per porre fine all'impunità.
TUILOMA NERONI SLADE (Samoa)
Il momento e' propizio per creare una Corte Penale Internazionale permanente.
Le misure ad hoc non sono piu' sufficienti. Per questo il mio governo si
dichiara convinto che una Corte Penale Internazionale permanente contribuira'
in maniera costruttiva a mantenere la pace e la sicurezza nazionale. Gli
autori dei crimini contro l'umanita' e di altri crimini gravi devono essere
portati davanti alla Corte e ritenuti colpevoli. Tale Corte, stabilendo
disposizioni chiare relative ai poteri e alla competenza che le spettano,
avra' un effetto di dissuasione efficace a livello mondiale. Non
e' tollerabile che si commettano crimini gravissimi in piena impunita',
che i loro autori sfuggano alla giustizia e restino impuniti. E' assolutamente
vitale stabilire un legame tra la difesa efficace dei diritti umani e il
rispetto della legge. Per paesi minori come le Samoa, l'ultima difesa risiede
in un sistema di diritto internazionale che sia pienamente rispettato e
osservato da tutti gli Stati. A questo riguardo, gli Stati dovranno impegnarsi
a cooperare strettamente con la futura Corte. La competenza della Corte
dovra' essere specifica e comprendere i crimini di genocidio, i crimini
contro l'umanita' e quelli di guerra. I negoziati in corso dovranno tener
conto delle posizioni assunte recentemente dalla Corte internazionale di
Giustizia sulla legalita' della minaccia o del ricorso alle armi nucleari.
La bozza di statuto dovra' includere le violenze commesse contro
le donne e l'infanzia nel contesto dei crimini di competenza della Corte.
E' essenziale garantire l'indipendenza del procuratore. Il Consiglio di
Sicurezza non dovra' essere autorizzato a sospendere o ritardare un'inchiesta
o un procedimento avviati dalla Corte.
JASSIM BIN NASSER AL-THANI (Qatar)
La Corte dovrà essere complementare ai tribunali nazionali. Essa
dovrà esercitare la propria giurisdizione sui crimini di guerra,
contro l'umanità ed il genocidio, proteggendo in tal modo i diritti
umani, la pace e la sicurezza.
SAYYID SAID HILAL AL-BUSAIDY (Oman)
Fra gli altri crimini contro l'umanità, l'Oman vorrebbe venisse
inserita la pulizia etnica. La Corte dovrà essere indipendente e
contribuire alla salvaguardia della pace e della sicurezza internazionali.
Essa dovrà amministrare la giustizia senza discriminazioni.
L'Oman è favorevole ad inserire i crimini contro il personale
delle Nazioni Unite all'interno dello Statuto. La Corte dovrà svolgere
un ruolo complementare rispetto a quello del diritto nazionale. Non dovrebbe
essere consentito al Procuratore di dare inizio alle indagini con procedura
d'ufficio.
HORACIO SOARES (Capo Verde)
Il Capo Verde è a favore di un tribunale internazionale permanente
indipendente con una giurisdizione ben definita e con l'autorità
di perseguire anche i crimini contro la persona commessi a livello nazionale.
Questa Corte dovrà essere fondata sul principio della complementarita'
e avere giurisdizione sui crimini di guerra e genocidio, i crimini contro
l'umanita' e il crimine di aggressione. Per il nostro Paese anche
le guerre civili dovranno rientrare nella giurisdizione della Corte.
CHEKOU ADAMOU (Niger)
Il Niger è favorevole a una Corte indipendente, efficace ed imparziale.
Occorrerà trovare un accordo sui crimini che rientrano nella competenza
della Corte e sul rapporto che essa dovrà avere con il Consiglio
di Sicurezza. La Corte dovrà operare nel rispetto del principio
di complementarità e non dovrà sopportare alcun genere di
interferenza. Questo significa che il Consiglio di Sicurezza e gli Stati
non dovranno in nessun caso ritardare o interrompere le inchieste e i procedimenti
della Corte. Il Procuratore potrà iniziare le indagini d'ufficio.
NGUYEN DA SON (Vietnam)
La futura Corte Penale Internazionale dovrà essere indipendente,
giusta, imparziale ed efficace. Essa non dovrà subire alcuna influenza
politica, finanziaria o di altro genere. La sua indipendenza e imparzialità
saranno assicurate non solo dall'adempimento del mandato ma anche se lo
Statuto sarà ratificato da un ampio numero di Stati. La Corte dovrà
operare nel rispetto del principio di complementarità, occupandosi
di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Il Governo
del Vietnam sostiene fermamente l'inclusione del reato di aggressione nello
Statuto della Corte. Per il Vietnam, l'accettazione della giurisdizione
della Corte dovrà essere basata sul consenso degli Stati. Qualunque
attività svolta senza tale consenso rappresenterà quindi
un'indebita intromissione nella sovranità nazionale. Cooperazione
internazionale ed assistenza giudiziaria costituiranno dei fattori critici
per il successo della Corte. Un'adeguata rappresentatività dei differenti
sistemi giuridici garantirà l'efficacia delle procedure applicabili
in seno alla Corte.
ALHAJI ABDULLAHI IBRAHIM (Ministro di Giustizia Nigeria)
La creazione di una Corte Penale Internazionale efficace e complementare
alle giurisdizioni nazionali contribuira' largamente al mantenimento della
pace e della sicurezza
internazionale. Per la Nigeria, la minaccia oppure il ricorso
alle armi nucleari, l'utilizzazione delle mine terrestri anti-persona e
le altre armi di distruzione di massa dovranno essere incluse nella definizione
dei crimini di guerra. Allo stesso modo, i crimini legati al terrorismo
internazionale in tutte le sue forme, il riciclaggio di denaro, il traffico
illecito di stupefacenti ed i crimini commessi contro il personale delle
Nazioni Unite e il personale associato, dovranno essere rilevati dalla
competenza della futura Corte Penale Internazionale.
Per quanto concerne il ruolo del Consiglio di Sicurezza ed alle sue
relazioni verso la Corte, bisognera' adottare un accordo sul modello simile
a quello che regola l'Autorita' internazionale dei fondi marini.
La Nigeria si oppone a tutte le proposte miranti a conferire un potere
esclusivo al Consiglio della Sicurezza per determinare i casi di aggressione
e per sottoporli alla Corte. La Corte Penale Internazionale non dovra'subire
alcuna influenza politica. Allo stesso modo, la Nigeria dichiara
una ferma riserva sul potere ex officio del procuratore in virtu'dell'articolo
12 del progetto di statuto. Questo potere conferito ad un individuo
senza alcun controllo potrebbe favorire manipolazioni politiche. In conformita'
con gli impegni assunti presi nel contesto del Movimento dei Paesi Non
Allineati, a Cartagena nel maggio scorso, e dell'Organizzazione per l'Unita'
Africana, a Ouagadogu nel giugno scorso, la Nigeria sottolinea la necessita'
di difendere il principio della sovranita' nazionale nella bozza dello
statuto.
RUBERWA MANYWA (Repubblica Democratica del Congo)
Il Congo fa parte della regione dei Grandi Laghi ed ha subito le conseguenze del genocidio perpetrato in Ruanda. Si e' visto invadere da milioni di profughi tra i quali c'erano anche gli autori impuniti dei piu' gravi crimini contro il diritto umanitario internazionale. Questa presenza devastatrice ha causato enormi danni ancora in attesa di riparazione. E' evidente che se fosse esistita una Corte Penale Internazionale, i colpevoli di tali crimini non sarebbero ancora liberi.
La Repubblica democratica del Congo e' favorevole all'istituzione di
una Corte che sia efficace, indipendente, universale, imparziale e permanente.
La sua composizione dovrà rappresentare in maniera equa le
differenti aree geografiche. La Corte deve poter funzionare senza impedimenti
esterni, in particolare da parte del Consiglio di Sicurezza. Il procuratore
deve essere sufficientemente indipendente, al riparo da ogni influenza.
La Repubblica democratica del Congo appoggia la candidatura dell'Olanda
quale sede della futura Corte.
STEPHEN LEWIS (Direttore Esecutivo delle Nazioni Unite per l'Infanzia
UNICEF)
L' arruolamento dei ragazzi con meno di 18 anni nelle forze armate o
nei gruppi armati, o la loro partecipazione alle ostilita' devono essere
considerati come crimini di guerra e essere assegnati alla competenza della
Corte Penale Internazionale . Lo statuto della Corte deve riconoscere
la particolare vulnerabilita' alla violenza dei ragazzi di meno di 18 anni,
testimoniata dal numero sempre piu' crescente di ragazzi coinvolti nella
prostituzione o in altre forme di sfruttamento sessuale. E'molto urgente
assicurare che, nei casi in cui le vittime siano minorenni, la Corte Penale
Internazionale consideri questi atti come crimini di guerra e pronunci
delle pene piu'severe contro le persone responsabili. La Corte non
dovra'avere competenza per le persone con piu' di 18 anni. La Corte non
deve soffermarsi sulla riabilitazione poiche'questa spetta alla giustizia
per i minori. E'importante riconoscere che i crimini perpetrati dai ragazzi
sono spesso il risultato di indottrinamento o manipolazione da parte degli
adulti..
Per l' UNICEF, l' imposizione della pena di morte, del carcere a vita
o di un lungo periodo di detenzione non si deve applicare ai ragazzi con
meno di 18 anni. Lo statuto deve piuttosto promuovere delle misure
di riabilitazione e servizi psicosociali. L'UNICEF sostiene inoltre
che le scuole, le chiese e gli ospedali non debbano essere designati come
bersagli di attacchi militari, e che l'uso di mine anti-uomo debba essere
considerato come crimine di guerra. Anche gli attacchi contro il
personale umanitario devono essere rimessi alla competenza della Corte.
J. LINATI-BOSH (Ordine Militare Europeo Malta)
Se l'azione umanitaria constituisce la spina dorsale dell'Ordine Militare di Malta da piu'di nove secoli, si puo' facilmente comprendere come non possiamo restare indifferenti a la creazione di un organo incaricato di mantenere l'ordine internazionale per prevenire, perseguire e reprimere le gravi violenze del diritto umanitario internazionale operate nei conflitti armati internazionali od interni.
La presente Conferenza diplomatica dovra'esaminare, in modo molto approfondito,
sia la questione della competenza della Corte sui crimini di guerra,
i crimini contro l'umanita' ed il crimine di genocidio, sia quella del
finanziamento e delle relazioni con le Nazioni Unite. La presente
conferenza deve esaminare inoltre le garanzie per l'efficacia e l'indipendenza
del la futura Corte Penale Internazionale.
RAMESH LAWRENCE MAHARAJI, (Comunita' dei paesi caraibici - CARICOM)
Lo statuto della futura Corte Penale Internazionale dovrebbe trovare
un punto di equilibrio tra il desiderio di istaurare una giustizia internazionale
e la protezione del principio fondamentale della sovranita' nazionale.
La CARICOM da' un'importanza vitale al principio di complementarita' e
auspica che la futura Corte non sia competente solo quando le giurisdizioni
nazionali sono inesistenti o mancanti. L'efficacia e l'indipendenza del
procuratore dovranno essere garantite, stabilendo però garanzie
appropriate per impedirgli ogni abuso. La Conferenza diplomatica
dovrebbe esaminare in maniera approfondita l'inclusione del traffico illecito
degli stupefacenti nello statuto. A questo proposito, la CARICOM
sottolinea che le piccole isole caraibiche sono estremamente vulnerabili.
La Comunita' dei paesi caraibici auspica che le negoziazioni in corso tengano
conto della sua posizione a favore della pena di morte. Inoltre,
nella composizione degli organi principali della Corte, bisognerebbe considerare
un'equa composizione geografica e sessuale.
KENNETH ROTH, (Human Rights Watch)
In Europa, Asia, America Latina, Africa e Caraibi esiste un forte consenso
per una Corte indipendente, efficace ed imparziale. La domanda è
se gli USA accetteranno le forti garanzie previste per evitare ingiuste
persecuzioni dei cittadini americani, compreso un regime di complementarità
che riflette le loro preferenze in materia, o se insisteranno per avere
la garanzia assoluta che nessun cittadino USA potrà essere giudicato
dalla Corte. Le nazioni presenti a questa Conferenza non dovrebbero capitolare
di fronte a una minoranza di Stati recalcitranti, alcuni dei quali non
ratificheranno il trattato in nessun caso. Pertanto, essi dovrebbero rifiutare
qualunque proposta che possa seriamente minare l'indipendenza della Corte.
BARBARA BEDONT (Lega internazionale delle donne per la pace e la liberta')
E' importante includere determinate armi fra i crimini di guerra.
Bisogna dunque notare che il progetto di statuto si occupa solo delle armi
utilizzate dai paesi piccoli e ignora intenzionalmente le armi detenute
dai paesi potenti che possiedono armi nucleari, mine anti-uomo o armi di
distruzione indiscriminata. E' importante rimediare a questa situazione.