

Numerose posizioni diverse si sono articolate nel corso dei lavori della settima seduta, nel pomeriggio del 17 giugno della Conferenza Diplomatica sulla istituzione di una Corte Penale Internazionale.
Un intervento rilevante e' stato quello del Ministro degli Esteri francese, il quale ha sostenuto che l'attivita' della istituenda Corte Penale Internazionale dovra' integrarsi a quella del sistema istituzionale esistente oggi nella comunita' internazionale, sistema che bisogna rafforzare, per non indebolire.
Una posizione diversa e' stata manifestata da rappresentanti di un numero consistente di paesi, fra i quali e' stato ascoltato con particolare attenzione il rappresentante ruandese, che ha portato una esperienza particolarmente significativa. Questa posizione tende a riconoscere agli stati un ruolo piu' importante nella iniziativa giudiziaria, allo scopo di evitare ingerenze o manipolazioni.
Anche se nell'insieme non sono prevedibili pareri contrari alla istituzione della Corte Penale Internazionale, restano da risolvere divergenze che vertono sulle relazioni fra la Corte e gli organi dell'ONU, ed in particolare il Consiglio di Sicurezza.
Quelle che seguono sono le sintesi degli interventi
della seduta pomeridiana del 17 giugno.
ERIK DERICKE, (Belgio)
Il Belgio è favorevole ad includere il
reclutamento di minori fra i crimini di guerra.
Il Consiglio di Sicurezza dovrebbe mantenere
i suoi attuali poteri ma, al tempo stesso, dovrebbe essere assicurata l'indipendenza
della Corte. E' necessario che fra la Corte e gli Stati si instauri una
fattiva collaborazione. Lo statuto non potrà prevedere alcun tipo
di limitazione. Dovranno essere inserite nello statuto delle clausole che
prevedano dei risarcimenti per le vittime. In una prima fase il Belgio
propone che la Corte venga finanziata attingendo al bilancio delle Nazioni
Unite e che modalità di finanziamento alternative possano essere
discusse successivamente.
MARY WALLACE (Irlanda)
La Corte non servirà solo come strumento
di giustizia da impiegare nei confronti di chi commette dei crimini, ma
potrà esercitare un ruolo nello scoraggiare simili comportamenti
nel futuro. Per l'Irlanda, l'aggressione andrà inserita nello statuto
della Corte, la quale dovrà operare con una funzione di complemento
dei tribunali nazionali. A sottoporre questioni alla Corte potrebbero essere
sia le nazioni che ne fanno parte, che il Consiglio di Sicurezza. Il fatto
che il Consiglio possa denunciare alla Corte determinate situazioni eliminerà
la necessità di istituire dei tribunali ad hoc nel futuro. Il procuratore
dovrà però avere la possibilità di dare inizio alle
indagini ed alla fase istruttoria anche in base a denunce provenienti da
altre fonti.
FRANKLIN BERMAN (Gran Bretagna)
La piattaforma elettorale del nuovo Governo inglese
prevedeva il sostegno britannico all'istituzione di una Corte
Penale Internazionale. Questo perché siamo
consapevoli che i tribunali ad hoc non sono sufficienti e che solo una
Corte permanente può rappresentare un deterrente efficace. E' necessario
che gli Stati siano obbligati a cooperare con la Corte. Non si tratta
di estradare gli imputati in stato di accusa o del corretto funzionamento
del meccanismo della complementarità. E' almeno altrettanto importante
cooperare nel fornire le prove necessarie ad istruire il procedimento dinanzi
alla Corte. E' risaputo che il Regno Unito ha riportato numerose informazioni
al tribunale per la ex Jugoslavia. E questa cooperazione potrà essere
ripetuta, su base permanente, in favore della Corte Penale Internazionale.
"Noi inglesi siamo fieri del nostro sistema legale,
ma non siamo così legati alle nostre tradizioni da pensare che esso
offra tutte le risposte, o le uniche risposte possibili, alla miriade
di problemi che scaturiscono dalla creazione di un sistema realmente internazionale,
che sia universalmente accettato e possa resistere alla prova del tempo.
Per questo non siamo venuti qui per sostenere una posizione singola, ma
siamo aperti ad accettare le buone idee provenienti da qualunque regione
o sistema legale."
TARJA HALONEN ( Ministro degli Esteri Finlandia)
La creazione di una Corte Penale Internazionale
e' una priorita' che la Finlandia sostiene fermamente ed attivamente.
Questo progetto rafforza le norme del diritto penale umanitario internazionale
e si fonda sull'esperienza dei Tribunali per la ex Jugoslavia e per il
Ruanda. La competenza esercitata dalla Corte non deve essere limitata
da ulteriori restrizioni, oltre a quella derivante dal principio di complementarieta',
poiche' esse ostacolerebbero il suo funzionamento e comprometterebbero
la sua obiettivita' nell'amministrare la giustizia. La Corte Penale
Internazionale deve essere provvista di una giurisdizione che la renda
pronta ad agire velocemente quando necessario. Deve essere all'altezza
di esercitare la sua giurisdizione senza necessita' ulteriore di consensi,
poiche' questi ultimi bloccherebbero l'investigazione, ritardandola
in modo determinante.
E' essenziale per l'efficacia della Corte
dare al procuratore il potere di investigare d'ufficio. Le vittime e le
loro organizzazioni potrebbero fornire le informazione direttamente al
procuratore. Adeguate tutele giuridiche dovrebbero essere incluse nello
statuto per evitare che il procuratore abusi dei suoi poteri. I tragici
eventi che si verificano oggi in Europa, Africa ed America Latina sono
la prova della evidente esigenza di una Corte Penale Internazionale.
ELYAKIM RUBINSTEIN (Israele)
Considerata la tragedia dell'Olocausto, non c'è
bisogno di dire che Israele sostiene pienamente la sacra missione di perseguire
i criminali di guerra.
La Corte dovrà concentrare la propria
attenzione sui più odiosi tra i crimini internazionali ed intervenire
in quei casi in cui la giustizia penale nazionale non possa esercitare
la sua giurisdizione. Dovrà inoltre essere esercitata la massima
cautela nel garantire l'obiettività e l'imparzialità della
Corte. La Conferenza dovrà trovare il giusto equilibrio tra il riconoscimento
del terrorismo quale crimine internazionale e il concentrarsi sui mezzi
di cooperazione più pratici ed efficaci per portare i terroristi
internazionali davanti alla gustizia.
YANNOS KRANIDIOTIS (Vice Ministro degli Esteri
Grecia)
L'istituzione di una Corte Penale Internazionale
e' sempre stata sostenuta dalla Grecia a causa della sua triste storia
costellata dei crimini commessi recentemente sul suo popolo. Dobbiamo
sperare che la Corte prevenga il risorgere di crimini simili. La Corte
dovra' offrire la garanzia di una maggiore obiettivita' ed evitare qualsiasi
selettivita' nel perseguire gli atti criminali.
La Corte deve essere indipendente e competente
sul genocidio sui crimini di guerra, i crimini contro l'umanita'. La Grecia
non puo' accettare che non sia contemplato il crimine d'aggressione, e
per quello che riguarda il crimine di guerra, attira l'attenzione sull'invasione
dei paesi, il consolidamento di territori occupati e gli attacchi ai luoghi
di culto, di educazione, d'arte e di scienze e soprattutto ai monumenti
storici. La Grecia ritiene che il Procuratore debba avere il potere
di effettuare inchieste d'ufficio e che la relazione tra la Corte ed il
Consiglio di sicurezza debba essere esaminata attentamente e definita con
equilibrio.
SIDDHA RAJ OJHA (Ministro di Giustizia del
Nepal)
La Corte futura dovrebbe essere imparziale, indipendente,
permanente ed efficace. Dovrebbe servire da esempio e rispondere alle norme
piu' elevate di giustizia. Il principio della complementarita' verso
le giurisdizioni nazionali dovrebbe essere messo al centro del progetto
di statuto. Sarebbe nell'interesse della giustizia se le vittime
potessero prendere parte al processo e ottenere un risarcimento, un indennizzo
e la riabilitazione al pregiudizio subito. La Conferenza dovrebbe
operare in modo che il progetto di statuto venga accettato da un maggior
numero di Stati. Solamente la riconoscenza universale della competenza
della futura Corte puo' garantirne l'efficacia.
HANS VAN MIERLO (Vice Primo Ministro e Ministro
degli esteri dell'Olanda)
L'Olanda sostiene la creazione di una Corte Penale
Internazionale indipendente ed efficace fortemente legata dal punto di
vista istituzionale ed organizzativo alle Nazioni Unite. La competenza
della Corte dovrebbe comprendere il genocidio, i crimini contro l'umanita'
e quelli di guerra, sulla base del diritto internazionale attualmente applicato.
L'Olanda inoltre sosterrebbe l'inclusione del reato di aggressione se fosse
possibile raggiungere una soluzione universalmente accettabile riguardo
alla sua definizione e il ruolo del Consiglio di Sicurezza. E' contraria
invece nell'ampliare la competenza della Corte a qualunque altro crimine.
La Corte non dovrebbe dipendere dal consenso
ad hoc degli Stati. L'Olanda sostiene pienamente la regola della complementarita'
che fornira' sufficiente garanzia agli Stati dotati di sistemi di giustizia
penale efficaci ed accessibili. E' contro la pena di morte e si opporra'
alla sua inclusione nello Statuto. La cooperazione internazionale
e' efficace per la Corte; se essa vuole essere veramente universale, non
dovranno essere ammesse eccezioni nazionali tese a rifiutare la cooperazione
e l'assistenza richiesta dalla Corte. A tal riguardo l'Olanda favorische
l'introduzione di una procedura speciale che garantisca la riservatezza
su delicate informazioni a carattere nazionale. Il sistema di finanziamento
della Corte deve assicurare il suo buon funzionamento e riflettere la responsabilita'
degli Stati nei suoi confronti.
JUDITH TROTTER (Nuova Zelanda)
La Corte Penale Internazionale futura dovrebbe
avere competenza sui crimini fondamentali. La sua competenza sarebbe
estesa non solo ai crimini commessi durante le guerre civili, ma anche
a quelli enunciati dagli strumenti internazionali in vigore. Il progetto
di statuto dovrebbe essere compatibile con gli obblighi definiti dall'arresto
della Corte Internazionale di giustizia relativa alla legalita' della minaccia
o del riparo dagli esperimenti nucleari. La Nuova Zelanda rigetta categoricamente
di permettere al Consiglio di Sicurezza di domandare alla corte di sospendere
una procedura in corso. Conformemente alla Carta delle Nazioni Unite,
ogni decisione riguardante la pace e la sicurezza deve essere presa pubblicamente
ed in maniera trasparente. Questo presuppone la partecipazione di
un maggior numero di Stati Membri. Il procuratore dovrebbe essere
abilitato a scegliere la corte sulla base di informazioni di ogni provenienza.
Delle garanzie procedurali possono essere stabilite per rispondere alle
preoccupazioni di questo ruolo. La Nuova Zelanda auspica che le violenze
gravi contro le donne ed i bambini siano incluse nello statuto. Lo statuto
della Corte futura non dovrebbe permettere alla Corte di giudicare i minorenni,
ne' prevedere la pena di morte.
KAMEL HASSAN AL-MAGHUR (Libia)
Noi siamo contrari a qualsiasi istituzione passibile
di incentivare gli stati a non attenersi a sentenze o pronuncie della Corte
Penale Internazionale. La Libia ha accettato le sentenze della Corte
Internazionale di Giustizia, diversamente dagli Stati Uniti.
E' necessario rispettare la sovranita' degli
stati ed i loro cittadini. Dobbiamo prevenire l'esercizio di controlli
politici sull'operato della Corte. Le soluzioni a questi problemi
non si trovano nei testi attuali di giurisprudenza: la competenza e giurisdizione
della Corte sono da stabilire e non possiamo dare per scontato che gli
stati le rispetteranno.
Lo statuto della Corte dovra' contemplare crimini
quali il terrorismo, il traffico illecito di droghe e l'aggressione contro
l'ambiente naturale. Non possiamo ignorare il fatto che esistono sistemi
e prassi giudiziarie diverse da quelli dell'occidente e l'operato della
Corte non dovra' essere bloccato dalla volonta' di alcune super-potenze.
HUGO SAGUJER CABALLERO (Paraguay)
La Corte Penale Internazionale dovra' essere
imparziale ed indipendente, complementare ai sistemi giuridici nazionali,
ma non subordinata ad essi ne' ad altri organismi. Non sarebbe realistico
sostenere la possibilita' di istituire la Corte Penale Internazionale perfetta
: con una maggiore modestia di intenti si arrivera' piu' facilmente ad
ottenere una adesione universale.
Dovra' essere garantita l'indipendenza del procuratore.
Ma la Corte non dovra' essere situata ad un livello di autorita' piu'alto
rispetto alle giurisdizioni nazionali: il principio della sovranita' e'
inviolabile. Il Paraguay e' flessibile sulla questione delle relazioni
fra il Consiglio di Sicurezza e la Corte.
RAHANDI CHAMBRIER (Ministro della Giustizia
del Gabon)
La comunita' mondiale non deve fallire in questo
tentativo di istituire una Corte Penale Internazionale ed il Gabon e' ottimista
al riguardo. E' essenziale istituire una Corte efficace che amministri
la giustizia internazionale.
Il Gabon aderisce al principio di complementarieta'.
Spetta agli stati ed alla Corte stabilire il giusto equilibrio. L'esercizio
delle prerogative della Corte non puo'essere soggetto a decisioni del Consiglio
di Sicurezza che e' un organo altamente politicizzato.
Secondo il Gabon l'aggressione deve ricadere
nella giurisdizione della Corte, al cui finanziamento dovrebbero inizialmente
provvedere le Nazioni Unite fintanto che non sara' possibile l'autofinanziamento.
LUC FRIEDEN (Ministro dela Giustizia Lussemburgo)
Il Lussemburgo e' favorevole ad improntare lo
statuto istitutivo della Corte Penale Internazionale al principio di limitare
le sue competenze ai crimini di genocidio, di guerra, e contro l'umanita'.
La Corte inoltre dovra' avere giurisdizione universale per poter intervenire
qualora i tribunali nazionali siano nell'impossibilita' di giudicare i
crimini di loro competenza. La Corte internazionale dovra' essere
indipendente ed aver il potere di iniziativa autonoma: dovra' essere costituita
da giudici indipendenti sul modello della Corte di giustizia internazionale.
Il Lussenburgo e' contrario all'inserimento della pena di morte nello statuto.
HUBERT VEDRINE (Minsistro degli Esteri Francia)
La Francia ritiene che per dare efficacia e leggittimita' incontestata a questa nuova istituzione, la competenza della Corte Penale Internazionale dovrebbe limitarsi, almeno in un primo tempo, ai crimini eccezionali che, per le loro dimensioni o per la loro gravita' feriscono la coscienza stessa dell'umanita': il genocidio il crimine contro l'umanita, i crimini di guerra, e violazioni gravissime del diritto umanitario internazionale.
La Francia sostiene la clausola di complementarieta' alla base dello statuto istitutivo della Corte: sarebbe un passo falso se l'istituzione della Corte sortisse l'effetto di scaricare gli stati ed i loro tribunali nazionali delle loro responsabilita' primarie nel perseguimento dei crimini piu' gravi.
Lo statuto deve enunciare con precisione la procedura definire le relazioni della Corte con gli stati, i diritti delle persone inquisite ed incriminate, ed i diritti delle vittime.
La Francia auspica inoltre, che in concertazione stretta con le ONG, siano inserite nello statuto istitutivo disposizioni precise sulla costituzione il giudizio delle vittime in ogni fase procedurale, e su misure per la loro protezione da rappresaglie.
La Corte dovrebbe giurisdizione immediata, fin dalla ratifica della convenzione e la sua entrata in vigore, per i crimini di genocidio ed i crimini contro l'umanita'. Ci sara' da discutere sulla definizione dei crimini di guerra, poiche' taluni stati sono contrari ad applicare tale definizione ai conflitti interni: ma accettare questa restrizione significherebbe fare un passo in dietro. Dobbiamo trovare qui a Roma una soluzione efficace su questo punto.
Infine un punto molto importante e' quello dei
rapporti tra il Consiglio di Sicurezza e la Corte. E' necessaria
una buona armonia per far riuscire la nuova istituzione: nessuno puo' auspicare
che la Corte si trasformi in una tribuna politica, affollata di citazioni
in giudizio abusive il cui unico scopo sarebbe quello di mettere in discussione
le decisioni del Consiglio di Sicurezza o la politica estera di uno dei
gia' rari paesi che accettano di assumersi i rischi delle operazioni di
mantenimento della pace. L'indipendenza e l'autorita' della Corte soccomberebbero.
SAAD EDDINE (Marocco)
La Corte Penale Internazionale dovra' essere una istituzione permanente indipendente, imparziale. Dovra' avere competenze accuratamente precisate nelle sue relazioni con gli altri organi internazionali, e la sua giurisdizione dovra' essere limitata ai crimini di genocidio, contro l'umanita' e di guerra.
La Corte dovra' guardarsi da questioni politiche
come quella della aggressione, e in relazione ai tribunali nazionali dovrebbe
vigere il criterio della complementarieta'. La Corte non dovra interferire
con l'operato dei tribunali nazionali a meno che questi ultimi siano impossibilitati
a perseguire crimini di competenza della Corte Penale Internazionale.
FAUSTIN NTEZILYAYO (Ministro di
Giustizia del Ruanda)
Il popolo del Ruanda nel 1994 ha vissuto sofferenze
che l'umanita' non aveva mai conosciuto. Il governo ha informato di questi
eventi la comunita' internazionale, ed il Consiglio di Sicurezza riconoscendo
l'avvenuto genocidio, ha istituito il Tribunale Ruanda.
Il Ruanda aderisce a tutte le iniziative intese ad eliminare le impunita' nella speranza che il prossimo secolo vedra' un mondo piu'umano. La Corte Penale Internazionale non dovra' essere assoggettata ad alcun interesse ne' organo egemonico, e dovra' competenza solo su crimini definiti in uno statuto giuridico internazionale: crimini di guerra, genocidio, crimini contro l'umanita'.
La istituzione di questa Corte non dovra' sovrapporsi al mandato dei tribunali ad hoc i quali dovranno mantenere le loro competenze giurisdizionali e dovranno continuare ad essere sostenuti.
La Corte Penale Internazionale non dovra' assumersi competenze dei tribunali nazionali a meno che la giurisdizione nazionale non sia realmente inefficace ed inoperante. Noi infine auspichiamo che la Corte sia un organismo imparziale, con il potere di fissare indennizzi per le vittime.
Possa questa Corte essere fondata, e contribuire
ad eliminare il genocidio in tutto il mondo!.
TIYANJANA MALUWA (Organizzazione per
l'Unita' Africana - O U A)
Nel sostenere la proposta di istituire la Corte,
l'OUA e' fin troppo consapevole dell'interesse particolare dell'Africa
per la sua esistenza. I popoli africani sono stati vittime di violazioni
massicce dei diritti umani nel corso dei secoli: schiavitu', guerre di
conquista coloniale, atti di guerra e violenze continuate anche nell'era
post coloniale.
Due settimane fa al vertice dell'OUA nel Burkina Faso, fu annunciata la istituzione di una commissione internazionale sul Ruanda: dovra' chiarire i fatti che hanno portato al genocidio in Ruanda ed indgare sulla mancata risposta della comunita' internazionale a quei fatti. La commissione non e' un tribunale e non cerchera' di duplicare il lavoro del Tribunale Ruanda, ma dovra' andare oltre i limiti di un processo giudiziario, e cercare risposte a domande che un tribunale non saprebbe nemmeno porre. Questa iniziativa dimostra la risolutezza della OUA ad agire di concerto con la comunita' internazionale per garantire che questi crimini non possano mai piu' restare impuniti.
L'adozione dello statuto istitutivo della
Corte Penale Internazionale non dovra' tardare un giorno piu' del necessario.
IRIS ALEIDA (Centro Internazionale per i Diritti
Umani e lo Sviluppo Democratico)
La Corte potra' produrre un progresso significativo
ed essere uno strumento credibile nel processo di democratizzazione solo
se si fondera' sulla legalita'. La Corte non dovra' essere strumento
politico di alcuno stato, e perderebbe la sua credibilita' se qualsiasi
stato potesse utilizzarla per scopi politici propri.
La concessione di poteri sulla Corte ad
un organo politico come il Consiglio di Sicurezza sarebbe incompatibile
con il funzionamento di un organo giudiziario efficace: la Corte ha bisogno
di indipendenza totale per garantire l'indipendenza totale.
ELENA POPTODORA (Programma " Diritto
Internazionale e Diritti Umani" di Parlamentari per Azione Globale )
La Corte Penale Internazionale non dovra' essere
uno strumento politico ne' con motivazioni politiche. Parlamentari
per l'azione globale condivide l'opinione da molti gia' espressa a favore
di una Corte che sia forte indipendente ed efficace. La Conferenza
di Roma dovra' determinare il numero delle ratifiche necessarie perche'
entri in vigore il trattato che istituisce la Corte: questo numero dovra'essere
elevatissimo. Sono i parlamentari che devono garantire sia la ratifica
nelle loro assemblee, sia l'attuazione dei loro governi.
PATRICK BAUDOUIN (Presidente Federazione
Internazionale dei Diritti Umani)
L' opinione pubblica e la societa' civile hanno
ampiamente dimostrato di non voler piu' tollerare che l'amministrazione
della giustizia sia assoggettata al controllo politico e, piu' in generale
di non volere piu' tollerare interventi di stato intesi ad annientare l'indipendenza
del sistema giudiziario. La credibilita', l'indipendenza e la legittimazione
di una istituenda Corte Penale Internazionale sarebbero distrutte se il
Consiglio di Sicurezza riuscisse, su decisione politica di qualsiasi governo,
a paralizzare le indagini intraprese dal procuratore della Corte o a rendere
impossibile il proseguimento di un processo.
Bisogna impedire che l'esercizio del diritto di veto da parte dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza possa ostacolare l'operato della Corte.